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Riconosciuto (e risarcito) il tumore per uso prolungato del telefonino

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di Giovanni Negri

 

Il Sole 24 Ore, 21 aprile 2017

 

Tribunale di Ivrea, sentenza 30 marzo 2017 n. 96. "Per la prima volta una sentenza riconosce un nesso tra l'uso scorretto del cellulare e lo sviluppo di un tumore al cervello". Lo annunciano gli avvocati Renato Ambrosio e Stefano Bertone, dello studio legale torinese Ambrosio e Commodo. Il tribunale di Ivrea ha infatti condannato l'Inail a corrispondere una rendita vitalizia da malattia professionale al dipendente di una azienda cui è stato diagnosticato il tumore dopo che per 15 anni ha usato il cellulare per più di 3 ore al giorno senza protezioni.
La sentenza, resa nota ieri dagli avvocati, è dello scorso 30 marzo. Il giudice del lavoro di Ivrea, riconosce che il tumore, benigno ma invalidante, contratto dall'uomo è stato causato dall'uso scorretto del cellulare. "Speriamo che la sentenza spinga ad una campagna di sensibilizzazione, che in Italia non c'è ancora", afferma l'avvocato Stefano Bertone. "Non voglio demonizzare l'uso del telefonino, ma credo sia necessario farne un uso consapevole". Lo afferma Roberto Romeo, dipendente di una grande azienda italiana di 57 anni, a cui il Tribunale di Ivrea ha riconosciuto una rendita vitalizia da malattia professionale accogliendo il ricorso dei suoi legali. "Ero obbligato ad utilizzare sempre il cellulare per parlare con i collaboratori e per organizzare il lavoro - racconta l'uomo -. Per 15 anni ho fatto innumerevoli telefonate anche di venti e trenta minuti, a casa, in macchina. Poi ho iniziato ad avere la continua sensazione di orecchie tappate, di disturbi all'udito. E nel 2010 mi è stato diagnosticato il tumore. Ora non sento più nulla dall'orecchio destro perché mi è stato asportato il nervo acustico".
Le motivazioni della pronuncia non sono ancora disponibili. Solo il dispositivo è noto e da questo è possibile trarre qualche prima (provvisoria) conclusione. Innanzitutto sulla linea difensiva su cui si è attestato l'Inail, davanti alla richiesta di riconoscimento di una malattia professionale e del conseguente beneficio economico. Sul punto si sono confrontato, come ovvio, due perizie cui le parti si sono agganciate per confermare o negare l'esistenza della patologia, innanzitutto, e, poi, anche in caso di riconoscimento di un nesso causale tra utilizzo del telefonino e malattia, sul fatto che la patologia fosse compresa tra quelle tabellate all'epoca dei fatti.
La sentenza, nel dettaglio, ha l'esistenza di una malattia professionale che ha avuto come conseguenza un danno biologico permanente del 23 per cento. Ha perciò condannato Inail "alla corresponsione del relativo beneficio a decorrere dalla data della presentazione della domanda in sede amministrativa, oltre agli interessi al tasso legale e l'eventuale maggior danno in misura pari alla differenza tra la rivalutazione monetaria e il tasso legale sui ratei maturati e non riscossi, a decorrere da a decorrere dal 121° giorno dalla data della presentazione della domanda in sede amministrativa".

 

 

 

 

 

 

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