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Riciclaggio per chi porta all'estero ciclomotori di provenienza illecita

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di Francesco Machina Grifeo

 

Il Sole 24 Ore, 12 ottobre 2017

 

Tribunale di Genova - Sezione 1 - Sentenza 1 luglio 2017 n. 2773. Integra il reato di riciclaggio - nel caso soltanto tentato - il compimento di operazioni volte non solo ad impedire in modo definitivo, ma anche soltanto a rendere difficile l'accertamento della provenienza del bene.

Lo ha stabilito Tribunale di Genova, con la sentenza n. 2773 del 1° luglio 2017, condannando ad un anno e dieci mesi di reclusione, oltre a 3mila euro di multa (pena sospesa), un cittadino franco-tunisino fermato mentre stava per imbarcarsi per l'Africa portando all'interno della sua autovettura tre ciclomotori di cui non era in grado di dimostrare la provenienza.

Durante il controllo precedente l'imbarco per Tunisi, effettuato dalla polizia di Frontiera degli Scali Marittimi ed Aerei di Genova, l'imputato alla guida di un furgone veniva sottoposto ad un controllo durante il quale, nascosti sotto bagagli ed altre masserizie, si rinvenivano tre ciclomotori privi di targa d'immatricolazione, carta di circolazione e chiavi d'accensione; oltre a tre biciclette di cui due a pedalata assistita e con blocco antifurto ancora inserito. Dopo diversi accertamenti i motorini risultavano tutti rubati.

Così ricostruita la vicenda, per il Tribunale, "nessun dubbio vi è sul fatto di attribuire la condotta di occultamento a carico dell'imputato". Ed infatti, spiega la sentenza, "anche l'attività materiale di trasferimento da un luogo all'altro è idonea ad integrare il reato ove valga a rendere di fatto più difficoltosa l'identificazione dell'origine illecita, tale essendo lo spostamento di autovettura rubata all'estero, in particolare in uno stato extracomunitario, per l'oggettiva diminuzione delle probabilità di risalire al reato presupposto e all'avente diritto, dovuta alla recisione di collegamento con il luogo di provenienza". Infatti, "il delitto di riciclaggio è a forma libera, grazie alla previsione di chiusura che, alle condotte di sostituzione o trasferimento, ha aggiunto qualsiasi altra operazione atta ad ostacolare l'identificazione della provenienza delittuosa del bene ed è, quindi, pacifico che possa trattarsi di operazioni anche meramente materiali sui beni (diversamente, sarebbe bastato ad integrare il delitto il trasferimento della res, già previsto come condotta rilevante nell'originaria formulazione della norma incriminatrice), purché tali da ostacolare "l'identificazione della loro provenienza delittuosa".

La condotta del soggetto attivo del reato, conclude la decisione, "può incidere tanto sulla mera identità del bene, ovvero sulla sua "riconoscibilità", quanto sulla "tracciabilità" del suo percorso". Per escludere il delitto di riciclaggio "non basta, dunque, che il bene resti astrattamente tracciabile se poi, proprio in forza di interventi di manomissione delle sue componenti, se ne altera l'identità in modo da non renderlo più riconoscibile". E, per converso, "un bene può restare fisicamente identico e, ciò nondimeno, di difficile tracciabilità a cagione di trasferimenti, che lo sottraggono alla sfera di controllo del suo titolare".

 

 

 

 

 

 

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