Domenica 24 Marzo 2019
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Quelle "vite sospese e spezzate" oltre le sbarre

PDF Stampa
Condividi

di Giuseppe Maurizio Piscopo

 

malgradotuttoweb.it, 16 marzo 2019

 

Incontriamo la giornalista siciliana Katya Maugeri. A fine mese uscirà il suo libro "Liberaci dai nostri mali". Inchiesta nelle carceri italiane: dal reato al cambiamento" (Villaggio Maori Edizioni), con la prefazione di Claudio Fava. Il testo, arricchito dal progetto fotografico di Alessandro Gruttadauria, è un viaggio inchiesta nelle carceri. Sette detenuti raccontano le loro storie.

 

Come è nato questo libro?

Liberaci dai nostri mali, nasce dall'esigenza di voler raccontare una realtà spesso lasciata in ombra: quella carceraria. Fatta di errori - spesso atroci - ma anche di uomini che cercano di raggiungere un cambiamento. Tutto è cominciato alla Casa di reclusione di Augusta, seguendo il laboratorio teatrale diretto dal magistrato e scrittrice Simona Lo Iacono, da quel momento, come spesso ha definito il direttore Antonio Gelardi, la "carcerite" non mi ha più abbandonato. Il desiderio di raccontare i pensieri dei detenuti mi ha portato a voler realizzare, un anno dopo, insieme ad Alessandro Gruttadauria e Salvo Gravina, il reportage, Oltre le sbarre. Un video reportage nel quale abbiamo raccontato sfaccettature legate al loro stato d'animo, alle loro speranze e al desiderio di riscattare i loro errori. Molti di loro hanno espresso la voglia di costruire sul fango un nuovo progetto di vita, altri - invece - riconoscono di averlo distrutto per sempre.

 

Che cosa c'è dietro il cancello di un carcere. Il cancello è il confine fra due realtà?

Ci sono uomini che hanno sbagliato e che pagano per le azioni commesse, il confine è delineato dall'indifferenza e dai pregiudizi. E la libertà è vissuta come un'utopia.

 

In che modo il percorso del carcere può portare ad una nuova strada?

Attraverso le attività artistiche, ricreative, i laboratori, il teatro, la scrittura, le attività con i volontari: con il contatto umano capace di allontanare da loro l'idea che fuori non ci sia alcuna alternativa. L'alternativa c'è sempre.

 

Dario Fo un giorno ebbe a dire "Le carceri non servono agli uomini ma al potere". Che ne pensi?

Chi sbaglia chiaramente deve pagare gli errori commessi. La giusta pena va garantita.

 

Cosa ti ha insegnato l'esperienza del carcere durante la scrittura di questo libro?

È stata una esperienza forte, intensa. Ricca di parole e riflessioni che sentivano l'esigenza di manifestarsi attraverso la scrittura: le loro storie sono colme di sofferenza, di rimpianti, di sensi di colpa e scelte sbagliate. Scelte consapevoli che hanno pagato con la libertà. Loro mi hanno insegnato che non dovremmo mai limitarci alle etichette, che i pregiudizi esistono e ne siamo fortemente condizionati. Mi hanno insegnato che le persone andrebbero ascoltate, nonostante gli errori e gli orrori commessi. Ascoltati, non giustificati.

 

Cosa hai letto negli occhi dei detenuti: disagio, paura, squilibrio, terrore o altro ancora?

Nei più giovani sicuramente rabbia, in alcuni imbarazzo quando raccontavano episodi forti della loro vita. Paura nei confronti della società: la paura di non essere accettati una volta usciti dal carcere, terrore di portare addosso il marchio di "ex detenuto". Incertezza per il loro futuro. Chi assumerebbe uno di loro? In alcuni ho letto la voglia di cambiare, in altri no.

 

Nel tuo libro c'è molta sofferenza e molta poesia. Hai scritto: "La valigia era piena di errori, di dolori e di solitudine, l'aria era pesante"...

Portano un bagaglio di errori che li ha emarginati sicuramente in quella solitudine e in quel dolore che provano adesso. Consapevoli del dolore inflitto fuori da quelle sbarre. C'è gente, oltre quelle mura, che non potrà mai perdonare le loro azioni.

 

Nel tuo libro hai espresso dei concetti molto moderni, soprattutto quando parli di giustizia retribuitiva, riabilitativa, rigenerativa e riparativa, argomento sviluppato e approfondito dall'Università di Trento...

La giustizia riparativa o anche definita giustizia rigenerativa, cerca di riparare la vittima e di fare assumere al condannato la totale responsabilità del suo gesto, spostando l'attenzione alla ricostruzione del legame tra vittima e colpevole e non più esclusivamente alla punizione del reato. Ad agire in questo campo specifico sono i mediatori che attraverso degli incontri tentano di riparare il legame tra vittime, familiari, rei e società civile. Partecipare, quindi, a un processo di giustizia riparativa significa assumersi la responsabilità della propria azione, comprendere pienamente il male inflitto e avere la possibilità di rimediare.

 

L'attualità del libro "Dei delitti e delle pene" di Cesare Beccaria oggi?

È un testo prezioso che andrebbe riletto per risvegliare la coscienza collettiva, perché "non vi è libertà ogni qual volta le leggi permettono che in alcuni eventi l'uomo cessi di esser persona e diventi cosa", scrisse Beccaria nel 1763.

 

"Chi si suicida in carcere - scrivi nel libro -non fa rumore, se ne va nel silenzio di una cella all'improvviso". La morte in carcere è l'unica liberazione...

All'interno del libro affronto questo terribile argomento insieme al presidente dell'associazione Antigone Sicilia, Pino Apprendi. Togliersi la vita, per molti di loro diventa la soluzione estrema a un dolore intollerabile, a causa delle condizioni di degrado, assenza di speranza, solitudine, segregazione, scarsa autonomia e ambienti fisici angusti.

 

In una intervista un detenuto dice: "Porto addosso l'odore di tutte le fiabe che non ho raccontato a mio figlio"...

Le loro vite sono piene di azioni terribili e di gesti mai compiuti. Quest'ultimi, a distanza di anni, pesano moltissimo.

 

I detenuti hanno scelto il lato sbagliato del mondo?

Hanno scelto, molto spesso, la strada più semplice: quella del potere, del denaro facile. Le scorciatoie che alla fine non hanno via d'uscita. "Liberaci dai nostri mali" è il racconto delle loro vite, sospese e spezzate per aver intrapreso il lato sbagliato del mondo, ma è anche un percorso di redenzione.

 

 

 

06


06


06

 

 

 06

 

 

murati_vivi

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it