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Quando i magistrati che fanno politica piacciono ai politici

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di Luigi Ferrarella

 

Corriere della Sera, 16 marzo 2019

 

Il presidente del Tar di Brescia ha salutato "un Esecutivo finalmente non più pavido", invocando "prioritaria, quanto necessaria, tutela alla tradizione socio-culturale e all'appartenenza identitaria del nostro Popolo".

Il vicepremier Salvini ha zittito il presidente del Tar - Tribunale Amministrativo Regionale di Brescia, Roberto Politi, dicendogli che, se vuole fare politica, allora deve farsi candidare ed eleggere prima di criticare, come ha fatto all'inaugurazione dell'Anno giudiziario, "taluni recenti interventi normativi dell'Esecutivo" sull'immigrazione a favore di "stranieri nati all'estero da cittadini stranieri".

Anche il vicepremier Di Maio lo ha rampognato, rimarcando che con il governo del popolo la musica è cambiata per chi, come il magistrato, definisce "un mantra" il prima-gli-italiani, e censura "la penosa litania" del voler accordare "priorità all'appartenenza identitaria del nostro Popolo". E per il premier Conte è "inaccettabile" che il n.1 del Tar di Brescia inviti ad "attribuire apoditticamente diritti fondamentali a tutela di posizioni viziate in origine dalla clandestinità".

Ops, contrordine: non è andata così, mai i ministri hanno criticato il presidente del Tar di Brescia. Perché non ha detto quelle cose. Ma il contrario. Ha cioè salutato "un Esecutivo finalmente non più pavido", invocando "prioritaria, quanto necessaria, tutela alla tradizione socio-culturale e all'appartenenza identitaria del nostro Popolo". Ha esortato a uscir "fuori da un coro sempre pronto ad affratellare le voci più disparate nel mantra della penosa litania dei diritti fondamentali"; e a entrare invece nella "stagione in cui la fin troppo frequente evocazione di non negoziabili posizioni giuridiche" possa "finalmente essere declinata anche a favore dei cittadini italiani, nati in Italia da cittadini a loro volta italiani".

Altrimenti, ammonisce, "contribuiremmo ad alimentare una "classe super protetta" di diritti fondamentali, apoditticamente attribuiti a tutela di posizioni selettivamente individuate e contraddistinte dal vizio originario della clandestinità". Conte, Salvini e Di Maio, stando in silenzio, stanno quindi rivelando uno scoop: anche i "magistrati che fanno politica" piacciono. Quando "fanno la politica" che piace alla politica.

 

 

 

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