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"Trattate dagli uomini come schiave". Stefania commuove Mattarella

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di Michela Tamburrino

 

La Stampa, 9 marzo 2019

 

Cerimonia al Quirinale con i racconti delle torture subite. Il presidente: "Basta assistere inerti". Girate di spalle per una vergogna non loro. Stefania e Hope, ironia di un nome, Speranza, che qui è un monito, fanno tremare di sdegno e commozione un parterre in gran parte femminile. Il salone dei Corazzieri al Quirinale profuma di mimosa per le celebrazioni dell'8 marzo.

Loro due, che il presidente della Repubblica Mattarella si è detto "onorato" di ospitare, non si offrono agli sguardi indiscreti delle telecamere. Sono portatici di storie scabrose, costrette a prostituirsi, abusate, ingannate offese quando erano ragazzine. Girate, schiena al pubblico, non hanno potuto vedere l'effetto che le loro parole di pietra hanno prodotto.

Lacrime dagli occhi lucidi della figlia del Presidente, Laura, del Presidente del Senato Casellati e della deputata pentastellata Carla Ruocco e occhi lucidi anche per un uomo, Vincenzo Spadafora che per il Governo ha la delega alle pari opportunità, per la prima volta un uomo come ha sottolineato con orgoglio parlando di diritti acquisiti delle donne che non possono essere messi in discussione.

Il tema scelto quest'anno, "Mai più schiave", declinato in atti d'orrore con donne protagoniste, ha avuto nelle due testimonianze il punto di sintesi più toccante. "Mi chiamo Stefania, ho 24 anni e vengo dalla Bulgaria". Poi la cronistoria pacata di sogni spezzati e di una vita che chiedeva solo cibo quotidiano. L'arrivo in Italia con la promessa certa di un lavoro, invece la strada, le violenze fisiche e morali, i lobi degli orecchi mozzati, i capelli strappati, le piaghe sul corpo e la pancia bucata da chi le saltava addosso con i tacchi a spillo. Nessuno parla, gli occhi cercano terra, il Presidente Mattarella è turbato.

Le accuse di Stefania e poi della nigeriana Hope sono fotocopie della stessa sciagura, avevano 17 anni quando l'incubo è cominciato, ragazzine che oggi accusano i clienti capaci di comprarle come carne al macello e ringraziano i carabinieri che le hanno salvate e la Comunità Papa Giovanni di Don Aldo Bonaiuto, anche qui un nome profetico, che le ha restituite alla vita.

Le confortano le parole dure del Capo dello Stato che punta il dito contro "l'infame schiavitù del nostro secolo" e intima, "Nessuna tolleranza può essere mascherata da realismo o da opportunismo. La tratta va sradicata colpendo chi controlla il traffico delle schiave costrette a prostituirsi".

Ovazione anche quando ricorda Lina Merlin che sessant'anni fa dichiarò fuorilegge la prostituzione e che oggi, "sarebbe in prima linea contro la tratta di questo nostro tempo". La sua battaglia, "che fu tappa importante nel cammino di liberazione della donna" va portata avanti: mai più "sfruttamento in qualsiasi campo, sociale e familiare". Stefania e Hope lasciano il palco senza mostrarsi troppo ma la commozione è un virus dal facile contagio. Si stringono la mano. Festa grande, l'8 marzo quest'anno è il loro sorriso ritrovato.

 

 

 

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