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"Se la mia pena non va bene, me la infliggo da solo: mi uccido"

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di Gianluca Rotondi

 

Corriere di Bologna, 10 marzo 2019

 

Castaldo, l'uomo della sentenza sulla "tempesta emotiva", è grave in ospedale. Ha cercato di togliersi la vita nella sua cella dopo le polemiche e il clamore sollevate dal suo caso. Prima Michele Castaldo, assassino reo confesso di Olga Matei, ha lasciato una lettera: "Visto che la pena non va bene a nessuno, me la infliggo da solo. Sono giudice di me stesso", ha scritto l'uomo la cui condanna è stata dimezzata in appello per le attenuanti legate anche "alla tempesta emotiva" che secondo i giudici ha in parte motivato il delitto.

Una lettera l'ha spedita al suo avvocato, l'altra l'ha lasciata nella cella del carcere di Ferrara. Poi ha ingerito il contenuto di una bottiglietta, presumibilmente con dosi accumulate di farmaci che era solito prendere. Una concentrazione che l'ha fatto finire in coma. Sono sempre gravi ma stazionarie le condizioni di Michele Castaldo, l'assassino reo confesso di Olga Matei, la donna moldava di 46 anni che ha strangolato a Rimini il 5 ottobre 2016 a Riccione.

Un caso che ha sollevato molte polemiche dopo la sentenza emessa dalla Corte d'Assise di appello che ha quasi dimezzato la pena di Castaldo, da 30 a 16 anni, grazie alla concessione delle attenuanti generiche (ritenute equivalenti alle aggravanti) e allo sconto previsto dal rito abbreviato. Una sentenza che ha fatto insorgere associazioni e centri antiviolenza, ma anche osservatori e addetti ai lavori, per via della "soverchiante tempesta emotiva" citata nel provvedimento per motivare in parte la concessione delle attenuanti e indicativa, per i giudici, dei suoi pregressi disturbi psichici che l'avevano già portato a tentare il suicidio. Un passaggio ripreso dalla perizia psichiatrica a cui Castaldo fu sottoposto in corso di giudizio e da più parti associata, a torto, alla gelosia, movente del femminicidio.

Sono state proprio le roventi polemiche di questi giorni a spingere Castaldo a tentare di togliersi la vita. O, almeno, questo è quel che ha lasciato scritto: ""Non mi spiego questo clamore a distanza di anni. Se la mia pena non va bene a nessuno, me la infliggo da solo. Sarò il giudice di me stesso", ha scritto al suo legale, avvocato Monica Castiglioni. Poche righe scritte dopo la bufera nelle quali comunica al legale che "aspetterò 3-4 giorni, poi spero di trovare il coraggio di fare ciò che sto pensando. Una cosa che stavo rimandando non per paura, ma solo per attuare la condanna che mi sono inflitto da solo". Nella lettera c'è anche un passaggio sull'omicidio di Olga che ha ucciso a mani nude dopo poche settimane dall'inizio della relazione. Nega, in sostanza, di averlo fatto per gelosia e dà la colpa all'alcol.

Sono le parole di un uomo che dopo le polemiche era stato trasferito per precauzione in una sezione protetta del carcere di Ferrara. E che invece lunedì mattina gli agenti della polizia penitenziaria hanno trovato incosciente nella cella dove era recluso da solo, presumibilmente dopo aver assunto le medicine che prendeva per i suoi disturbi e che nel tempo ha messo da parte. Un paradosso, che andrà indagato.

Non è chiaro se Castaldo volesse realmente togliersi la vita o solo mettere in scena un gesto dimostrativo, come già accaduto in passato. Di sicuro, dice ora il suo legale, "era molto provato dal clamore mediatico del suo caso, credo sia una persona con grosse problematiche e quel che è accaduto gli ha dato il colpo di grazia".

I legali di parte civile che assistono la sorella, l'ex marito e la figlia di Olga, si dicono dispiaciuti: "Non c'è da rallegrarsi delle disgrazie altrui, come in questo caso. Noi discutiamo solo del fatto che questo signore debba scontare una pena adeguata. Per noi è ciò che conta", dice l'avvocato Filippo Maria Airaudo. "Mi dispiace umanamente", gli fa eco l'avvocato Lara Cecchini.

 

 

 

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