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"Le sentenze non sono tutte uguali. Servono nuovi criteri per smaltirle"

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di Giuseppe Legato

 

La Stampa, 10 aprile 2019

 

Francesco Saluzzo, Procuratore generale del Tribunale di Torino analizza l'errore della Corte d'Appello sul caso Leo. "Voglio esprimere il disagio e il dispiacere dell'amministrazione giudiziaria per ciò che è successo. In situazioni come queste diventa difficilissimo trovare una giustificazione che possa dare pace a questi genitori: qualunque spiegazione si offra dobbiamo metterci nei panni di queste persone.

Che hanno perso un figlio e che forse avrebbero potuto non perderlo. Lo voglio dire perché, col mio pensiero, sento di interpretare anche quello della Procura della Repubblica e dei magistrati nel loro complesso. Se succede qualcosa per una nostra mancanza una parola la dobbiamo dire.

Non mi sento di sostenere che continueremo cosi perché è l'unico modo possibile alla luce delle carenze di personale. Non è vero. Ci sono altri modi e il rammarico è di non averli usati prima". Francesco Saluzzo, Procuratore Generale del Piemonte, lavora da giorni per ricostruire quanto accaduto sulla mancata esecuzione della sentenza di condanna che ha lasciato in libertà Said Machaquat, l'assassino di Stefano Leo. Il suo ufficio non ha alcuna responsabilità sui fatti, ma non mancano proposte concrete perché quello che è successo non capiti mai più soprattutto nella tutela dei cittadini.

 

Buongiorno Consigliere Saluzzo. Cerchiamo di ricostruire una volta per tutte ciò che è accaduto?

"È molto semplice nella sua gravità e drammaticità".

 

Spieghiamolo...

"Il decorso processuale è stato abbastanza virtuoso. La procura ha fatto le indagini in tempi più che accettabili, il Tribunale ha concluso in un range temporale più breve di quello indicato dalla legge Pinto, persino l'esame della Corte d'Appello è stato rapido. Infine la verifica preliminare di ammissibilità sul ricorso è stato tempestivo e nel 2018 è stata dichiarata l'inammissibilità. A quel punto avrebbe dovuto essere compilato l'estratto esecutivo, mandato alla Procura per la carcerazione: questo non è mai avvenuto".

 

L'assassino di Stefano Leo avrebbe dovuto andare in carcere o no?

"Il reato era ostativo, questo è un punto fermo".

 

Questo cosa comporta?

"Che l'ordine di esecuzione del pm non poteva e non doveva essere sospeso perché gli episodi di maltrattamento erano avvenuti in presenza di un minore. Nel 2013 la modifica sul reato dei maltrattamenti in famiglia aveva aggravato la contestazione anche in questo caso. Il condannato doveva andare in carcere".

 

Avrebbe potuto chiedere, dal carcere, misure alternative?

"Questo sì, ma l'istanza viene inviata al Tribunale di Sorveglianza. Si deve fissare l'udienza, compiere un'istruttoria a cui anche noi contribuiamo con una serie di accertamenti. E poi si deve decidere in un senso o in un altro. Adesso però bisogna interrogarsi sulle cause".

 

Ecco, perché è accaduto che una sentenza di condanna non sia stata eseguita in tempi ragionevoli?

"Un fattore è legato alle condizioni in cui è ridotta l'amministrazione della giustizia".

 

Questi però sono fatto noti. Non condivide?

"Conosciamo le condizioni in cui siamo. La scopertura a livello nazionale oscilla tra punte che vanno dal 28% al 40% e il distretto di Torino sta particolarmente male. Abbiamo problemi di organico gravissimi. E la situazione è devastante anche ad Asti e Cuneo i cui procuratori mi hanno appena inviato una panoramica degli uffici, ma non è tanto questo il problema".

 

E allora qual è la proposta?

"Si tratta di fare delle scelte. Va stilato un piano organizzativo. La pretesa di far tutto è semplicemente un miraggio. Bisogna selezionare ciò che si fa sulla base di criteri obiettivi e trasparenti. Quindi priorità ai reati di pubblica amministrazione, di materia economica, di criminalità organizzata, di sicurezza sul lavoro, di ambiente e di maltrattamenti in famiglia. È già molto".

 

E il resto?

"Tutto il resto, deve essere messo non dico da parte, ma dietro. Questo sia in riferimento ai processi, sia all'esecuzione delle sentenze".

 

Fino ad oggi nella Cancelleria della Corte d'Appello si è utilizzato un criterio cronologico. Lei cosa pensa?

"Che le sentenze non sono tutte uguali. Va data priorità anche a quelle pronunciate su reati ostativi come quella che riguarda Macahquat. Andrebbe data precedenza anche a quelli non ostativi laddove denotino una possibile progressione ulteriore criminosa. Sappiamo quanto sia pericoloso non eseguire queste pene. Infine quando vi è sentenza di inammissibilità va eseguita il giorno stesso. Credo che in un anno non si arrivi a 100 casi del genere. Lasciare tutte le sentenze insieme è sbagliato. È come se in un ufficio postale tutta la corrispondenza venisse lasciata in un cassone. E la posta prioritaria? E le raccomandate? Subiscono la stessa sorte delle cartoline di saluti? Non è accettabile".

 

 

 

 

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