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"Illegale lo stop agli sbarchi": Spataro attacca, l'ira della Lega

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di Simona Lorenzetti

 

Corriere della Sera, 10 luglio 2018

 

Il procuratore capo di Torino: "Respingere i rifugiati è contrario alla convenzione di Ginevra del 1951". La replica del ministro dell'Interno Matteo Salvini: "Pensa che l'intera Africa possa essere ospitata in Italia? Sulla politica dell'immigrazione è scontro tra il procuratore capo di Torino Armando Spataro e il ministro dell'Interno Matteo Salvini. Per il primo "non si possono respingere i migranti: se un barcone attraccasse ai Murazzi del Po e agli stranieri venisse impedito di sbarcare, l'episodio diventerebbe oggetto di un'indagine. Respingere i rifugiati è contrario alla convenzione di Ginevra del 1951".

Chiaro il riferimento del magistrato alla scelta del governo di chiudere i porti italiani. La replica del vicepremier non si fa attendere: "Forse il procuratore capo pensa che l'intera Africa possa essere ospitata in Italia? Idea bizzarra". E ancora: "Sono sorpreso dalle parole del procuratore, che decide cosa può fare e cosa non può fare un governo eletto da milioni di italiani. Bloccare i porti non è un diritto, ma un dovere. Se qualcuno la pensa diversamente, può presentarsi alle prossime elezioni".

A innescare il botta e risposta è la nuova circolare con cui Spataro ridisegna le priorità della Procura di Torino: i reati a sfondo razziale diventeranno materia di un pool di magistrati che si specializzeranno in queste fattispecie giuridiche. E i pm dovranno anche evitare di "chiedere l'archiviazione per particolare tenuità del fatto". "Abbiamo assistito a episodi di minacce aggravate, manifesti e scritte sui muri contro immigrati spesso accompagnati dalla passività delle persone presenti - spiega il procuratore capo -. Siamo di fronte a reati odiosi e insopportabili".

A rincarare la dose contro la politica del Viminale è anche il procuratore generale Francesco Saluzzo: "L'idea che sia cambiato qualcosa nell'approccio al fenomeno migratorio e che si possa pensare di avere sponde di vario genere, politiche e intellettuali, ingenera in alcuni l'idea che sia venuta l'ora di passare al contrattacco con sistemi più brutali. Questi comportamenti sono reati e devono essere perseguiti".

 

 

 

 

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