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"Carriere separate per giudici e pm". I penalisti ci provano

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di Errico Novi

 

Il Dubbio, 21 aprile 2017

 

L'Ucpi deposita in Cassazione la legge di iniziativa popolare. Speranze? Non moltissime. Basta guardare che fine hanno fatto i 2 milioni di firme raccolte dall'Italia dei valori sulla legittima difesa: il Pd se n'è infischiato. Certo la legge costituzionale di iniziativa popolare proposta dall'Unione Camere penali ha un segno completamente diverso, esprime il garantismo autentico e non l'agitazione populista: punta a separare le carriere dei magistrati.
E come se il coefficiente di difficoltà non fosse già elevatissimo, si aggiunge anche il superamento dell'obbligatorietà dell'azione penale. Una sfida temeraria. Ma il presidente dei penalisti Beniamino Migliucci scova una chiave interessante: "Il Comitato promotore è composto solo da noi avvocati. Partiti non ne troverete, vogliamo evitare la strumentalizzazione di chi direbbe subito "vedete, la proposta è di quella certa forza politica notoriamente ostile alle toghe". Naturalmente", aggiunge il vertice dell'Ucpi, "siamo aperti al contributo di tutti coloro che vorranno darlo".
E questa è forse la vera forza dell'iniziativa: chiarire una volta per tutte gli schieramenti in materia di giustizia. Migliucci non lo dice, ma l'effetto si coglie da alcuni passaggi della conferenza stampa, allestita nella sede dell'Unione Camere penali pochi minuti dopo il deposito della proposta in Cassazione. In sala e sul banco dei relatori si avvicendano rappresentanti politici di diversa provenienza. C'è soprattutto Forza Italia, con Renato Brunetta che assicura "il sostegno mio personale, del gruppo alla Camera e del partito nel suo insieme: siamo in campo anche sul piano organizzativo".
Significa che dal 4 maggio i berlusconiani daranno una robusta mano agli avvocati per raccogliere le sottoscrizioni: a cominciare dai banchetti davanti ai tribunali di tutte le oltre 100 sedi giudiziarie in cui le Camere penali sono rappresentate. Con l'ex ministro della Funzione pubblica si vede un rappresentante dell'esecutivo attuale, il ministro della Famiglia Enrico Costa, che nell'Alternativa popolare di Alfano è la voce più attenta in tema di giustizia. C'è il segretario di Scelta civica Enrico Zanetti, con lui il senatore di Ala Enzo D'Anna, che sembra il più realista: "Oggi in Italia la maggioranza vota per un partito, il Movimento Cinque Stelle, schierato su posizioni opposte alle nostre, ma dobbiamo provarci".
Obiettivo minimo, le 50mila firme necessarie per presentare formalmente la proposta alle Camere. "Ma se vogliamo evitare di perderci nell'irrilevanza dobbiamo arrivare a un milione", dice Brunetta. Gli dà ragione l'altra parte politica che avrà un ruolo da protagonista in questo tentativo, il Partito radicale: in conferenza stampa lo rappresenta Giuseppe Rossodivita, che condivide in pieno l'idea del capogruppo azzurro, e aggiunge: "Basta con la leggenda per cui chi propone di separare giudici e pm vuole sottoporre questi ultimi al controllo dell'esecutivo". Infatti non è così: nella proposta in dieci articoli presentata dalla componente della giunta Ucpi Anna Chiusano ci si limita a prevedere due distinti Csm, uno per la magistratura giudicante e uno per la requirente, con composizione analoga all'organo unico attuale (il capo dello Stato sarebbe presidente di entrambi) e la conseguenza di concorsi separati per l'accesso alle carriere. A cambiare le cose potrebbe essere soprattutto la modifica dell'obbligatorietà che, nel nuovo articolo 112, verrebbe esercitata dal pm "nei casi e nei modi previsti dalla legge".
Passaggio che Rossodivita trova necessario "per superare l'ipocrisia di una discrezionalità determinata dalle Procure con il 60% di prescrizioni nella fase delle indagini". La Fondazione Einaudi è già parte in causa attraverso un ex pm, Piero Tony: "La giustizia è una cosa seria, ecco perché mi espongo". Costa non a caso dice di essere pronto a "trarre le conseguenze anche nel rapporto con la maggioranza, se non verranno apportate modifiche al ddl penale".
Altro tema, ma utile a capire quello all'ordine del giorno: sulla separazione delle carriere si misurerà il garantismo del Pd. Migliucci ricorda che si tratta di dare attuazione al "nuovo" Codice di rito, al modello accusatorio "in cui l'avvocato dovrebbe essere una parte uguale al pm, davanti al giudice: ma come può mai essere così se i due magistrati sono valutati dallo stesso Csm?". Francesca Scopelliti, la compagna di Enzo Tortora, spiega perché su questa sfida si scopriranno le vocazioni dei partiti: "Condivido questa battaglia, che non è assolutamente contro i magistrati ma per lo Stato di diritto. Enzo se ne fece carico all'epoca con i soliti quattro gatti: a 29 anni dalla sua morte non è cambiato nulla. Vediamo cosa succede adesso, con Nino Manfredi dico: fusse che fusse la volta buona". Mai darsi per vinti.

 

 

 

 

 

 

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