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Pugno di ferro anticorruzione

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di Marino Longoni

 

Italia Oggi, 7 gennaio 2019

 

Trojan nei telefonini, operazioni sotto copertura, interdizione dalla p.a., via la prescrizione: finita l'epoca della sostanziale impunità dei colletti bianchi. Corrotti e corruttori fino a oggi, anche se pizzicati, spesso se la sono cavata con poco: adesso devono cominciare a preoccuparsi.

Il 18 dicembre il senato ha infatti approvato in via definitiva una legge, ora in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, con una serie di interventi mirati alla riduzione del tasso di corruzione, sia nei rapporti con la pubblica amministrazione, sia tra privati.

La norma che ha fatto più discutere è indubbiamente la cancellazione della prescrizione dopo la sentenza di primo grado o il decreto di condanna. Ma la legge prevede anche l'introduzione di efficaci misure investigative, come la possibilità di intercettare le comunicazione su telefonini, computer o tablet attraverso l'uso di trojan, senza nemmeno l'obbligo di garantire la tutela della privacy all'interno del domicilio dei sospettati: così gli organi inquirenti vedranno enormemente facilitato il loro compito.

Sarà inoltre possibile condurre operazioni con agenti sotto copertura e garantire la non punibilità a chi si autodenuncia e si rende disponibile a collaborare con l'autorità giudiziaria. Altre misure sono l'interdizione perpetua dai pubblici uffici per chi si macchia dei reati più gravi e l'incapacità a contrattare con la pubblica amministrazione (Daspo), oltre che l'obbligo di versare una riparazione pecuniaria alla p.a. parte lesa per poter beneficiare della sospensione condizionale della pena.

Non mancano l'incremento delle pene accessorie, l'arresto in flagranza, l'aumento di due anni dei termini per le indagini preliminari e preclusioni all'accesso dei benefici penitenziali e alle misure alternative. Infine disposizioni che inaspriscono le sanzioni a carico delle società e un blocco di norme per rendere più trasparente il finanziamento di partiti, movimenti o fondazioni. Si tratta di una serie di norme che, messe in fila, possono avere effetti potenzialmente in grado di ribaltare la sostanziale immunità che caratterizza i reati dei colletti bianchi: oggi la prassi giudiziaria vede infatti pochissimi casi di condanne superiori a 4 anni (anche se il massimo della pena previsto è di 12 anni), l'applicazione della sospensione condizionale della pena è quindi generalizzata.

Senza contare che la maggior parte dei processi si conclude con la prescrizione, con la conseguenza che, in caso di incriminazione successiva, non si rende applicabile nemmeno la recidiva e gli imputati riescono spesso a uscire incensurati anche dopo più di un processo. Ora questa situazione, che sembra disegnata per garantire la sostanziale immunità di corrotti e corruttori, dovrebbe cambiare.

Tuttavia le polemiche più infuocate si sono concentrate sull'abolizione della prescrizione, che entrerà in vigore dal 2020. La contrarietà a questa misura ha unito (caso raro) magistrati e avvocati. In effetti la prescrizione presenta qualche utilità per entrambe le categorie: da una parte consente di liberare le scrivanie dei giudici dai fascicoli più datati per far posto a quelli più recenti o più importanti (e pazienza per tutto il lavoro inutile fatto fi no a quel momento) e dall'altra consente ai legali di aumentare il loro tasso di successo con casi che, se fossero arrivati a sentenza definitiva, avrebbero anche potuto segnare una sconfitta.

Tuttavia c'è il rischio che una misura del genere possa essere dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale. E che finisca per allungare la durata media dei processi, con la necessità di incrementare il costo dei rimborsi previsto dalla legge Pinto. A fronte di questi dubbi e problemi resta però il fatto di una riforma che, in modo energico, tenta di porre un freno a un cancro che sta divorando la vita politica, economica e sociale del Paese.

Ovvio che l'approvazione di una legge è solo il primo passo. Ora bisognerà vedere come verrà applicata e soprattutto come verrà percepita, nei suoi effetti concreti, da corrotti e corruttori. Con la speranza che non si riduca tutto alle classiche grida di manzoniana memoria.

 

 

 

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