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Prescrizione. Conte teme il no del Colle, norma passata ai raggi X

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di Marco Conti

 

Il Messaggero, 8 novembre 2018

 

Il blitz è fallito, ma la riforma della prescrizione che il M5S pretende, resiste nel ddl corruzione. Dopo un giornata di tensione e silenzi, solo nella tarda serata di ieri Giuseppe Conte riesce a mettere d'accordo Di Maio e Salvini per un vertice che si terrà di prima mattina a palazzo Chigi. Di Maio, in attesa di ricevere segnali concreti dall'alleato, per tutta la giornata di ieri si è reso irreperibile da Salvini che ha continuato a tenere i contatti con il ministro della Giustizia Bonafede spendendosi in rassicurazioni.

Ma il leader del M5S mai come in questo momento ha bisogno di fatti concreti e non di promesse per uscire dall'angolo dove si è cacciato. Mentre il M5S al Senato perde pezzi, la Lega incassa il decreto sicurezza e continua a volare nei sondaggi. Tornare a gridare "onestà-onestà" può quindi tornare utile anche in previsione di una manovra di bilancio che rischia di dare molto meno delle attese.

Stavolta il leader grillino non intende mollare "anche a costo di far saltare tutto", dice a Conte ad inizio mattina dopo essersi riunito con i ministri Bonafede e Fraccaro per un vero e proprio consiglio di guerra. Quando Salvini, parlando dal Viminale, pensa di gettare acqua sul fuoco dicendo che con "Di Maio tutto a posto" e che il governo farà una "storica riforma della giustizia, in sede penale e civile", Di Maio va su tutte le furie.

Evocare una "storica riforma" significa per i grillini non voler far nulla. Di Maio irrigidisce ancor più la sua posizione e fa sapere a Salvini che "il ddl sicurezza passerà a Montecitorio solo insieme al ddl "spazza-corrotti". Prescrizione compresa. All'ennesimo tentativo telefonico fallito di raggiungere l'alleato, Salvini dà il via libera e a Montecitorio arriva il sottosegretario alla Giustizia Vittorio Ferraresi. Il segnale che i grillini aspettavano è arrivato. Ovvero via libera all'ampliamento del ddl dove rientrerà anche la prescrizione. Come? È ancora tutto da vedere, ma per ora per il M5S è importante che l'alleato "accetti il confronto".

Il resto lo fanno il presidente della Camera Roberto Fico e i presidenti delle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia Giuseppe Brescia e Giulia Sarti pronti a dare il via libera all'emendamento che riscrive il titolo del ddl. Immediata l'ira delle opposizioni che accusano Fico di "pronunciamento sudamericano" (Stefano Ceccanti, Pd), di ennesimo "favore a Casaleggio" e di "retromarcia della Lega" (Enrico Costa FI). La trattativa per cercare l'intesa sul nuovo emendamento che dovrà riformare la prescrizione, va avanti tutta la notte e dovrebbe concludersi stamattina quando a palazzo Chigi si ritroveranno Conte, i due vice e il Guardasigilli. Insieme dovranno licenziare l'emendamento che sostituirà quello contestato e avvierà il dibattito.

Ma se il M5S non molla, la Lega non è da meno. Specie ora che avverte le difficoltà del vice premier grillino che anche ieri è dovuto ricorrere ad Alessandro Di Battista per sostenere la sua leadership che traballa anche per le sempre più vistose contrapposizioni interne. Spedire ai probiviri i cinque senatori ribelli - "io non l'avrei fatto" ha sostenuto malignamente Salvini - è segno di debolezza. Così come cercare sponde in Giuseppe Conte. Il premier ieri, vista la reazione contraria anche dei vertici della Cassazione alla riforma della prescrizione pensata da Bonafede, ha compreso che l'inedita saldatura tra magistrati e i suoi colleghi avvocati non può non far scattare un segnale d'allarme anche al Quirinale su una riforma contestata da fronti opposti e che impatta con i principi costituzionali e la carta dei diritti dell'uomo.

Come sempre Sergio Mattarella segue con attenzione l'iter legislativi senza ovviamente interferire con il Parlamento. In questo caso le sollecitazioni e le critiche risultano già forti al punto da far dubitare il premier stesso dell'opportunità di una riforma che il Quirinale guarderà con quattro lenti e che molti suoi colleghi delle università già criticano. Malgrado le parole di circostanza il rapporto tra Di Maio e Salvini si è rotto e il contratto di governo è talmente evaporato che ognuno lo recita a modo suo. Uno scontro che difficilmente permetterà al ministro Tria di spuntare il via libera a concessioni da offrire a Bruxelles sulla manovra.

 

 

 



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