Pordenone: la morte in carcere del ventinovenne Stefano Borriello rimane un mistero

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di Enri Lisetto

 

Messaggero Veneto, 12 agosto 2015

 

Non erano ecchimosi i segni sul corpo del ventinovenne di Portogruaro. Escluso il decesso per droga o patologie evidenti. Disposti ulteriori test. Resta un mistero, almeno per il momento, la morte del ventinovenne Stefano Borriello. Ieri pomeriggio, quasi tre ore di esame autoptico, eseguito dall'anatomopatologo Renzo Fiorentino, su incarico della Procura, cui ha assistito il perito di parte della famiglia della vittima, Vincenzo De Leo, non hanno fornito una risposta univoca.

Ci vorranno alcuni giorni, ovvero il tempo di analizzare i campioni di organi e liquidi prelevati per l'analisi di laboratorio. L'autopsia, ad ogni modo, ha permesso quantomeno di escludere alcune ipotesi: il corpo del giovane non evidenziava ecchimosi, e pertanto non vi è stata alcuna violenza, il cuore era sano, dunque è stato tendenzialmente escluso un infarto miocardico, il "fuoco di Sant'Antonio" era minimo, e quindi nemmeno questa infezione è stata letale.

Casa circondariale e ospedale hanno ricostruito, per la rispettiva parte di competenza, le ultime giornate e ore del giovane detenuto, morto venerdì sera al pronto soccorso del Santa Maria degli Angeli di Pordenone, dove era arrivato in condizioni molto gravi; atti che sono nel fascicolo del pubblico ministero Matteo Campagnaro, che ha aperto un'inchiesta per omicidio colposo a carico di ignoti. Stefano Borriello era stato visitato dal medico di guardia del carcere. Gli aveva diagnosticato un herpes alla schiena e prescritto la terapia.

Venerdì sera il malore. L'intervento del personale medico, la corsa in ambulanza all'ospedale. "Alle 20 circa - rileva una nota dell'Azienda per l'assistenza sanitaria 5 - i due infermieri in servizio in quel momento sono stati prontamente allertati dagli agenti di sorveglianza in merito al malore del detenuto e sono accorsi per prestare soccorso: hanno, come da protocollo, allertato il 118 e attuato la rianimazione cardiopolmonare (compresa l'applicazione del defibrillatore automatico in dotazione) fino al sopraggiungere dell'ambulanza.

Borriello è stato trasportato al pronto soccorso dall'ambulanza sopraggiunta rapidamente sul posto, ma purtroppo, nonostante gli sforzi fatti per rianimarlo, le condizioni sono ulteriormente peggiorate ed è deceduto per arresto cardiaco". In sette minuti dalla chiamata, il 118 era nella cella del giovane, in altrettanti, al pronto soccorso. Al proposito, la nota dell'Aas 5 prosegue: "Dal 2014 le funzioni di sanità penitenziaria sono transitate dal ministero della Giustizia alle aziende sanitarie. Pertanto la "Friuli occidentale" si occupa dell'assistenza sanitaria ai detenuti nel carcere locale. Presso la casa circondariale vi è un ambulatorio regolarmente funzionante, grazie a un'équipe di tre medici e quattro infermieri, che si avvicendano in modo da garantire la presenza assistenziale dalle 7.30 alle 21.30 per 365 giorni all'anno".

Tecnicamente il decesso è avvenuto per "arresto cardiocircolatorio" alle 21.15, secondo quanto registra la constatazione medica. Ma l'autopsia non ha rivelato "una causa evidente di morte". Il cuore era sano: escluso, pertanto, l'infarto miocardico. L'anatomopatologo ha eseguito prelievi di organi e liquidi, per esaminare lo stato degli organi vitali. In più, entro 60 giorni saranno disponibili anche gli esami tossicologici: "Nessuna tossicità evidente, quasi nulle le tracce sul sangue". Il giovane aveva un passato di dipendenza, che nel periodo di detenzione, poco meno di due mesi, era governata con l'assunzione di un farmaco. Quanto all'herpes, gli erano state somministrate delle specifiche terapie, tanto che l'esame di ieri pomeriggio ha evidenziato "tracce minimali" del "fuoco di Sant'Antonio", che fanno escludere questa come causa di morte.

Esclusa totalmente la violenza fisica. L'esame autoptico non ha riscontrato alcuna, anche minima, ecchimosi, assenti tracce ematiche nei tessuti, nessuna frattura ossea. Tale refertazione dipana dubbi che erano stati sollevati nell'immediatezza della morte da un amico di famiglia. Il quale aveva descritto una sorta di livido, una macchia viola, dalla testa al ventre dello sfortunato giovane che abitava a Portogruaro. Di tale livido l'autopsia non ha trovato traccia. A questo punto la causa della morte potrà emergere dagli ulteriori accertamenti peritali, per i quali i tempi sono più lunghi rispetto all'autopsia. Il perito Renzo Fiorentino ha eseguito prelievi su tutti gli organi, tra cui cuore, polmone, fegato, cervello, per accertare o escludere eventuali altre patologie, infezioni, virus, o malformazioni "non palesi in prima battuta", che avrebbero potuto causare il decesso.

Tutto ciò ha fatto tirare le somme all'anatomopatologo, che ha consegnato la prima relazione, in attesa di quella definitiva, al pubblico ministero Matteo Campagnaro: l'esame non ha evidenziato cause dirette ed evidenti di morte. Per che cosa sia morto Stefano Borriello, insomma, è un mistero che potrebbe essere sciolto nei prossimi giorni quando anche gli accertamenti di laboratorio conseguenti ai prelievi eseguiti ieri, daranno i loro esiti.

Alle condoglianze della struttura carceraria alla famiglia, intanto, si sono aggiunte quelle dell'Azienda per l'assistenza sanitaria: "Si unisce ai numerosi cordogli alla famiglia del ragazzo, in attesa di conoscere gli esiti del riscontro autoptico disposto dalla magistratura, che potrà fornire elementi più chiari sulla causa del decesso".