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Polonia. La resistenza dei giudici polacchi

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di Bartosz T. Wielinski*

 

La Repubblica, 8 ottobre 2018

 

La lista dei nemici di Diritto e Giustizia (PiS), il partito nazional-conservatore che ha vinto le elezioni nel 2015, è lunga. Ci sono politici di opposizione e giornalisti, attivisti, persone del mondo della scienza, della cultura e della finanza.

Per sapere chi si trova sulla lista basta dare un'occhiata ai media di destra favorevoli al governo, tra cui il principale programma di informazione della tv pubblica. Dove i nemici vengono descritti come disonesti a cui il governo ha tolto dei privilegi.

Il leader del PiS, Jaroslaw Kaczynski, inventa sempre nuove ingiurie contro i suoi nemici, dai "polacchi di qualità inferiore" ai "collaboratori della Gestapo". Kaczynski segue la regola per cui con il nemico non si discute, ma lo si spoglia della dignità, lo si esclude dalla comunità. La settimana scorsa ha usato il termine "oicofobia" riferendosi ai giudici polacchi. Secondo lui, è una delle malattie di cui essi soffrono e che porta numerose disgrazie. In pratica, Kaczynski ha accusato i giudici di essere dei traditori, intendendo per "oicofobia" l'odio verso la propria patria.

Che il leader del partito al governo abbia mosso tale accusa proprio a chi emette sentenze "nel nome della Repubblica" è un fatto senza precedenti. In uno Stato di diritto democratico i giudici sono tutelati in modo particolare. Si possono discutere le loro sentenze, ma non li si può offendere. E perché, dunque, Kaczynski l'ha fatto?

Perché i giudici hanno opposto una resistenza inattesa contro i cambiamenti introdotti dal suo partito nel sistema giudiziario, al fine di sottometterlo al governo. C'era da immaginare che il PiS avrebbe preso il controllo della Corte suprema così come ha sottomesso la Corte costituzionale o i media pubblici.

Con la nuova legge, entreranno a farne parte uomini, appositamente selezionati, che si assicureranno che l'applicazione della legge in Polonia venga realizzata secondo la presunta "volontà del popolo". In base alle modifiche approvate e messe in dubbio da Commissione europea e organizzazioni internazionali, oltre un terzo dei giudici avrebbe dovuto usufruire del pensionamento anticipato, inclusa la prima presidente Malgorzata Gersdorf, nonostante la Costituzione polacca garantisca l'inamovibilità dei giudici e stabilisca che il mandato della prima presidente duri sei anni.

Tuttavia, non è stato possibile introdurre questi cambiamenti in maniera immediata. Quando i giudici della Corte suprema hanno ricevuto le notifiche di prepensionamento, hanno inviato domande di rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia Ue per sapere se tale procedura sia conforme al diritto europeo. E fino alla decisione definitiva, cioè per almeno sei mesi, la legge approvata dal PiS è sospesa. Il governo ha reagito in modo furioso. Ha accusato i giudici di fare politica, di aver infranto la legge, e minaccia di punirli.

Le modifiche del sistema giudiziario prevedono, tra l'altro, la creazione di una speciale Sezione disciplinare, una sorta di frusta per giudici dissidenti. La situazione è grave. Il governo potrebbe prendere con la forza il controllo della Corte suprema. Questo, però, complicherebbe ancora di più le relazioni tra la Polonia e l'Ue.

Si è, allora, deciso di colpire i giudici con la propaganda. Del resto, il governo ha ormai grande esperienza nell'insultarli. Dal 2016 i media pubblici cercano di dimostrare che i giudici sono tutti corrotti e rivoltano come un calzino la loro vita privata (oltre a quella dei loro parenti). Che cosa pensare dello stato della democrazia di un Paese in cui il governo agisce in questo modo?

 

*Traduzione di Marco Valenti

 

 

 

 

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