Sabato 20 Aprile 2019
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Perse il marito in una rapina: "Lo Stato mi darà solo 7.200 euro, è scandaloso"

PDF Stampa
Condividi

di Mara Rodella

 

Corriere della Sera, 15 aprile 2019

 

Brescia, la battaglia di Federica: "Io e tante altre vittime questi soldi non li vogliamo, è elemosina. Mi appello ai ministri Salvini e Bonafede. Andrò fino alla Corte europea".

Non ha mai smesso di combattere e non ha intenzione di farlo adesso, cinque anni dopo aver perso il marito. Era la notte dell'8 luglio 2014: Pietro Raccagni, macellaio di 53 anni, fu aggredito da una banda di rapinatori nel cortile della sua villetta di Pontoglio, paese della Bassa bresciana. Uno di loro lo colpì alla testa con una bottiglia, lui morì undici giorni dopo. Tutti i responsabili, di origine albanese, sono stati condannati in via definitiva: 15 anni e 6 mesi per Victor e Pjeter Lleshi, 16 anni e 6 mesi a Ergren Cullahj e 14 anni e 4 mesi a Erion Luli.

Lei, la vedova Federica Pagani, a Pontoglio non ci vive più, anche se resta membro del consiglio comunale tra le file della Lega. "Dopo tanti anni abbiamo chiuso l'attività e ci siamo trasferiti (con i due figli, Luca e Sara) sul lago di Garda, a Lazise, un posto splendido. Ci venivamo spesso con Pietro: avevamo adocchiato un negozio che ci piaceva tanto, sono riuscita a rilevarlo. Sarebbe tutto bellissimo, se non avessi questa croce sullo stomaco".

 

Perché è arrabbiata?

"Combatto da cinque anni: per la legittima difesa, la modifica del rito abbreviato, la tutela delle vittime di reati violenti come noi. E alla fine? Lo Stato, per la morte di mio marito, mi darà un indennizzo di 7.200 euro: tanto, per le istituzioni, vale la vita di un uomo. È una vergogna: ci sentiamo semplicemente presi in giro, io e tutti gli altri. Perché purtroppo siamo in tanti".

 

Eppure gli assassini di Pietro sono stati condannati anche a pagarle un risarcimento ben più cospicuo.

"Certo. Un milione e 800 mila euro, e 600 mila di provvisionale. Ma risultano nullatenenti, quindi noi quei soldi non li vedremo mai: sia ben chiaro, niente e nessuno mi ridaranno mai mio marito, la cui vita non ha prezzo, ma tocca allo Stato indennizzarci. Queste cifre, però, gridano allo scandalo. I parametri sono dettati dalla legge 122 del luglio 2016 emanata, evidentemente, per pulirsi la coscienza dopo i richiami dell'Unione Europea. Consideri che prima peraltro accedervi era pressoché impossibile, ma poco cambia: sono previsti 7.200 euro, che salgono a 8.200 in caso l'omicidio sia commesso da coniuge o familiare. Veda lei, io sono indignata. Noi dell'Unione nazionale vittime questi soldi non li vogliamo, è elemosina. Mi risulta anche che nell'ultima Finanziaria gli importi degli indennizzi siano stati alzati, ma mancano i decreti attuativi. Del resto negli altri Paesi europei si parla di ben altre somme".

 

Lei tra pochi giorni avrà udienza a Roma, vero?

"Sì, giovedì. Ho fatto causa civile allo Stato italiano perché gli assassini di mio marito erano clandestini, quindi nel nostro Paese non avrebbero dovuto esserci. Non escludo in quella sede si possa discutere anche dell'indennizzo".

 

Non si fermerà qui?

"Affatto. Tutto questo non è dignitoso, voglio giustizia: per la mia famiglia, per Pietro e per tutti gli altri. Sono pronta ad arrivare fino alla Corte Europea, se necessario. Nessuno si deve arrendere".

 

Cosa vuole dire invece alle istituzioni?

"Che quello che è successo a me potrebbe capitare a chiunque e tutti abbiamo bisogno di risposte concrete. Mi appello alla sensibilità del ministro dell'Interno, Matteo Salvini, che più volte si è esposto su questi temi, ma anche al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, affinché ci stiano vicini. Eravamo una famiglia molto unita, non ci siamo più ripresi: i miei figli, anche se sono bravissimi e ci mettono l'anima, anche nel lavoro, il loro padre non ce l'avranno mai più".

 

 

 

 

06

 

06


06

 

 06

 

 

murati_vivi

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it