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Peculato e truffa aggravata, elemento distintivo è la modalità del possesso del denaro

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di Giuseppe Amato

 

Il Sole 24 Ore, 1 maggio 2017

 

Corte di cassazione - Sezione VI penale - Sentenza 19 aprile 2017 n. 18886. L'elemento distintivo tra il peculato e la truffa aggravata ai sensi dell'articolo 61, numero 9, del Cp va individuato con riferimento alle modalità del possesso del denaro o di altra cosa mobile altrui oggetto di appropriazione. È ravvisabile, quindi, il peculato quando il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio fa proprio il bene altrui del quale abbia già il possesso per ragione del suo ufficio o servizio e l'eventuale condotta fraudolenta non è finalizzata a conseguire il possesso del bene ma a occultare l'illecito; mentre, vi è la truffa aggravata quando l'impossessamento del denaro o di altra utilità costituisce conseguenza logica e temporale degli artifizi e raggiri posti in essere dal funzionario altrimenti privo della possibilità di acquisirne direttamente l'importo, non avendone autonomamente la disponibilità. Lo hanno precisato i giudici della sezione VI penale della Cassazione con la sentenza 19 aprile 2017 n. 18886.
Costituisce affermazione consolidata quella secondo cui l'elemento distintivo tra il peculato e la truffa aggravata va individuato con riferimento alle modalità del possesso del denaro o di altra cosa mobile altrui oggetto di appropriazione. È ravvisabile, quindi, il peculato quando il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio si appropri del denaro o della cosa mobile altrui di cui abbia già il possesso o comunque la disponibilità per ragione del suo ufficio o servizio; è ravvisabile, invece, la truffa aggravata qualora l'agente, non avendo tale possesso, se lo procuri fraudolentemente, facendo ricorso ad artifici o raggiri, in funzione della condotta appropriativa del bene.
Alla condotta di peculato può affiancarsi anche una condotta fraudolenta, finalizzata, però, non a conseguire il possesso del denaro o della cosa mobile, ma a occultare la commissione dell'illecito ovvero ad assicurarsi l'impunità: in tale ipotesi, deve ravvisarsi il peculato, nel quale - di norma - rimane assorbita la truffa aggravata, salva la possibilità, in relazione a specifici casi concreti, del concorso di reati, stante la diversa obiettività giuridica, la diversità dei soggetti passivi, il diverso profitto, il diverso momento consumativo (tra le altre, sezione VI, 6 maggio 2008, Savorgnano).
In altri termini, ricorre il reato di peculato quando il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio si appropri del denaro o della cosa mobile altrui di cui abbia già il possesso o comunque la disponibilità per ragione del suo ufficio o servizio; versandosi sempre in tema di peculato quando l'agente ponga in essere anche una condotta fraudolenta che non incida, però, sul possesso del bene, nel senso di conseguirne la disponibilità, ma abbia la sola funzione di mascherare, almeno all'apparenza, la commissione del delitto. Ricorre, invece, la truffa aggravata quando l'agente, non avendo il possesso del bene, se lo procuri fraudolentemente in funzione della contestuale o successiva condotta appropriativa (ex pluribus, sezione VI, 3 marzo 2016, Saccone e altro; nonché, sezione VI, 13 dicembre 2011, Zedda).

 

 

 

 

 

 

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