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Partito Radicale: "nelle carceri si è tornati all'emergenza"

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di Biagio La Rizza

 

ilmeridio.it, 6 gennaio 2018

 

Non lascia dubbi il rapporto sulle carceri italiane inviato dal Consiglio di Europa dal Partito radicale nonviolento lo scorso 16 dicembre e indirizzato al Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa che vigila sull'esecuzione delle condanna nei confronti degli Stati membri comminate dalla Corte Edu per violazione della Convenzione Europea dei diritti dell'Uomo.

La condanna dell'8 gennaio 2013 per la violazione dell'articolo 3 (trattamenti inumani e degradanti) della Cedu era tecnicamente una "sentenza pilota" che doveva applicarsi a tutto il territorio nazionale e a tutte le nostre patrie galere perché la Corte Europea s'era accorta che la violazione dei diritti umani era sistematica.

Dopo la sentenza "Torreggiani" del 2013 che ha visto condannare l'Italia dalla Cedu - appunto - per violazione dell'articolo 3 della Convenzione, vi sono stati tre anni di "sorveglianza" e, nel 2016, il Comitato del Ministri ha ritenuto di chiudere il "caso Torreggiani".

Ma per il Partito radicale il caso Italia non è affatto chiuso e, per questo, è stato necessario trovare un altro "caso" da sottoporre al Consiglio d'Europa come caso strutturale di violazione dei diritti umani.

Ad inizio 2016 ciò che il Governo italiano ha "raccontato" all'Europa è stato ritenuto sufficiente e convincente a far chiudere la procedura. Effettivamente i detenuti - dal 2013 al 2015 -, grazie ad alcuni provvedimenti adottati dai Governi di allora, erano diminuiti. Il problema è che, dal 2016, le presenze dei detenuti hanno ripreso ad aumentare e, al 30 novembre 2018, sono ben 7.800 in più rispetto alla capienza regolamentare.

Oggi però, nei 190 istituti penitenziari italiani sono presenti ben sessantamila detenuti rispetto a poco più di 45 mila posti regolamentari. Ed è ritornata strutturale l'emergenza e la violazione di fondamentali diritti umani. Quelli che, sulla carta almeno, sarebbero inviolabili.

Per questo il Partito radicale Ntt nel dossier ha segnalato un nuovo "caso" - il caso "Cirillo": un detenuto a cui - a causa del sovraffollamento - è stato negato il diritto alla salute.

Portando il "caso Cirillo" in Europa, il Prntt si auspica che, come avvenne per il caso "Torreggiani", diventi anche questo un caso per una sentenza "pilota".

Un dato singolare sul sovraffollamento è che sono ben 4.600 i posti inagibili che diminuiscono la capienza e alzano il tasso di sovraffollamento medio nazionale dal 118% al 130%.

"Ma in realtà, ci sono ben 94 carceri delle 190 che sono molto più sovraffollate rispetto alla media nazionale. In questi 94 istituti più affollati della media sono stipati - ha sottolineato Rita Bernardini durante la conferenza stampa - ben 37.506 detenuti in 26.166 posti regolamentari. Quindi con un sovraffollamento del 143%".

Anche in Calabria si è passati da 2.383 detenuti del 2015 a oltre 2.650 detenuti a gennaio 2018 e, ben 7 istituti sui 12 del territorio regionale, ospitano più detenuti della capienza regolamentare. E a fronte di un sovraffollamento medio del 98,15% ci sono istituti in cui si arriva al 134% di sovraffollamento.

E, a fianco a tutto questo, c'è da considerare che, secondo i dati pubblicati dallo stesso Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, oltre a numerose carenze strutturali degli istituti, la situazione in Calabria è aggravata da forti carenze di organico: la polizia penitenziaria, ad esempio, lavora col 74% dell'organico previsto essendo presenti in servizio 1.418 agenti di polizia penitenziaria su 1.913 previsti in organico. Stessa cosa dicasi per educatori (46 in servizio su 60 previsti) e personale amministrativo (151 in servizio su 207 previsti in organico).

"È chiaro - ha spiegato il Prntt - che, in dette condizioni e col sovraffollamento ripreso a crescere, garantire i diritti ai detenuti diventa un'impresa: diritti fondamentali quali diritto alla salute, diritto ad attività lavorative, allo studio e alla formazione, ma anche al semplice diritto di ricevere la corrispondenza in tempo, in carcere restano "sospesi", ibernati in un limbo fuori dalla legalità e dallo Stato di Diritto. Per questo, da militanti del Partito Nonviolento di Marco Pannella e come Associazione radicale nonviolenta calabrese continuiamo ad occuparci di carcere, non molliamo, e già domani, 6 gennaio 2019, nel giorno della manifestazione della divinità di Gesù ai Magi, noi andremo a ritrovarla tra gli ultimi".

 

 

 

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