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Pagano, il direttore che ha modernizzato le carceri italiane

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di Brunella Giovara

 

Corriere della Sera, 17 aprile 2019

 

Festa a San Vittore: "È stato il primo a ridisegnare il modo di intendere la vita dei detenuti e aperto le celle alla società civile". Tanto per dirne una: ieri un gruppo di detenuti ha fatto un reading sulla Costituzione, leggendo brani di resistenti al fascismo e al nazismo, rinchiusi a San Vittore e poi fucilati.

Alla fine, il coro del reparto La Nave ha eseguito "Bella ciao" nella rotonda del carcere. Ora, tutto questo vent'anni fa non era neanche immaginabile. San Vittore "era un posto dove ci si metteva il casco in testa e si andava nei raggi. Dove la gente stava sui tetti durante le rivolte, e c'erano le bocche di lupo...", ricorda Francesco Maisto, per anni magistrato di sorveglianza a Milano. Insomma, era un postaccio.

Più che una galera, peggio di un luogo di espiazione, aggravato dalla struttura antiquata, fine Ottocento, sovraffollato, violento, disumano. Le cose sono cambiate quando alla direzione del carcere arrivò un napoletano con alcune buone idee, che incredibilmente negli anni le ha portate avanti, come gli viene riconosciuto ora che va in pensione.

Luigi Pagano, direttore storico, molto amato anche dai detenuti, il che sembra impossibile, invece. Dopo una quindicina di anni "al due", come si dice a Milano intendendo il civico di piazza Filangieri, è stato provveditore regionale alle carceri, poi responsabile degli istituti di pena del nord Italia, quindi vicecapo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, a Roma. Ieri ha ricevuto una standing ovation da parte dei molti arrivati a San Vittore per salutarlo, e dirgli grazie.

A partire dall'attuale direttore Giacinto Siciliano, perché "lui ha lasciato il segno, ridisegnando il carcere e il modo di intenderlo", e soprattutto ha lasciato dietro di sé una nuova generazione di direttori, ma anche di operatori, e comandanti della polizia penitenziaria, "ha avuto una visione" di carceri diverse, aperte alle città, come testimonia la collezione di foto proiettate per l'occasione, le visite dei famosi, gli ultimi sono stati papa Francesco e il presidente Mattarella, ma se si torna indietro nel tempo ecco il cardinale Martini, i ministri, i magistrati, gente di spettacolo e sport che viene a rendersi conto di cosa è davvero, un carcere.

Poi, ci sono stati i politici che ci venivano in quanto arrestati, negli anni di Mani Pulite, e Filippo Astuto, sovrintendente capo della polizia penitenziaria, ha ricordato che "noi non sapevamo proprio gestirli, quei personaggi. Lui allora ci spiegò come dovevamo fare".

Giovanna Di Rosa, presidente del tribunale di sorveglianza: "La prima volta che lo incontrai, al tavolo del primo regolamento di San Vittore, io pensavo che avremmo messo giù gli orari, tipo il risveglio, la colazione... lui mi disse: "ma perché li vuoi fare alzare così presto, se non hanno niente da fare?". Era uno sguardo nuovo su un mondo che nessuno conosceva".

Infatti sono arrivati la vigilanza dinamica, le celle aperte, i protocolli di intesa con la Regione. E il reparto ospedaliero per detenuti al San Paolo, e la struttura di custodia attenuata per le mamme con bambini. E il lavoro, i corsi professionali per avere una chance in più, una volta usciti.

E i progetti nuovi: Opera, poi Bollate, carcere a custodia attenuata, un modello non solo per l'Italia. Ce ne sono, di cose, come il trattamento delle tossicodipendenze in carcere, oggi il reparto La Nave può ben essere definito all'avanguardia, un patto tra detenuti e operatori dell'Ats, un'esperienza che andrebbe riprodotta. Molto ha fatto, Pagano, che ieri ha detto poche cose, una è questa: "Una volta a Forcella sono stato riconosciuto da un contrabbandiere.

Mi ha chiesto: "Ma voi siete il dottor Pagano? Non sono mai stato a San Vittore, ma mi dicono che siete uno buono". Di sicuro ci tornerà, "perché San Vittore te lo porti dentro", magari come volontario, ogni mattina ci sono centinaia di milanesi volontari che escono di casa e dicono "ciao, vado a San Vittore", e sono tutti contenti.

 

 

 

 

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