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Padova: laurearsi in carcere, 31 detenuti sono già dottori

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di Federica Cappellato

 

Il Gazzettino, 7 gennaio 2019

 

Il progetto della Fondazione Cariparo e dell'Università: altre 45 persone sono iscritte ai corsi. Trasformare il tempo di detenzione in tempo di qualità e favorire il recupero e il reinserimento sociale dei carcerati usando come strumento la cultura: sono questi due degli obiettivi che hanno spinto la Fondazione Cariparo a sostenere il Polo universitario in carcere.

L'iniziativa è stata avviata nel 2003 dall'associazione patavina Gruppo operatori carcerari volontari. L'associazione ha organizzato le attività, mettendo a disposizione dei detenuti i materiali informatici e didattici necessari, ma soprattutto affiancandoli con dedizione e passione. Questo ha permesso a 31 carcerati di conseguire la laurea.

In cella - La Fondazione, riconoscendo l'importanza che gli studi universitari possono ricoprire rispetto alle finalità rieducative e di reinserimento sociale, sosterrà anche quest'anno il progetto con un contributo all'Università di Padova per le spese relative alle tasse universitarie e al materiale didattico necessario agli studi. Il Polo universitario in carcere offre a chi sta scontando una condanna la possibilità di poter studiare e laurearsi, accedendo alla didattica e sostenendo gli esami. Attualmente sono iscritti all'Università di Padova 45 detenuti, distribuiti tra i corsi di laurea di Lettere e Filosofia, Scienze Politiche, Scienze della Formazione, Giurisprudenza e Ingegneria. All'interno della Casa di Reclusione Due Palazzi è stata creata una sezione specifica il polo universitario dedicata allo studio e dotata di strumenti informatici e di una biblioteca. I detenuti che non vi possono accedere per motivi legati alla pena che stanno scontando, hanno la possibilità di studiare all'interno delle proprie celle.

Le opportunitá - Inoltre gli studenti sono seguiti direttamente da tutor che li affiancano nel percorso formativo. Francesca Vianello, delegata del rettore per il progetto, ricorda che con un protocollo d'Intesa siglato tra l'Università degli studi e il Provveditorato regionale dell'Amministrazione penitenziaria, ai detenuti negli Istituti penitenziari del Veneto è offerta la possibilità di fruire di una serie di servizi, normalmente offerti a tutti gli studenti, ma a cui la condizione detentiva ostacola l'accesso.

Tutto ciò è reso possibile dall'impegno assunto dall'Università, dalla Direzione del carcere, dalla disponibilità dei volontari carcerari e dall'impegno della Fondazione. I risultati ci sono stati, negli ultimi anni, diverse lauree triennali e magistrali regolarmente raggiunte, ma soprattutto la riscoperta dello studio come risorsa e opportunità.

"Portare l'Università in carcere, permettendo ai detenuti di studiare e di laurearsi, significa offrire alle persone che vivono in stato di detenzione - osserva Gilberto Muraro, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e di Rovigo - una nuova opportunità di realizzare il loro potenziale e di riscattare il proprio futuro".

 

 

 



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