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Padova: il giudice della Corte Costituzionale Antonini al Due Palazzi con i detenuti

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di Elisa Fais

 

Il Gazzettino, 16 marzo 2019

 

"Disservizi e ritardi in carcere, una vergogna. Il legislatore deve garantire i diritti costituzionali e poi, se avanzano risorse, metterle su altre cose. Prima vengono i diritti costituzionali, poi il Bonus cultura per i diciottenni".

Lo ha detto Luca Antonini, giudice della Corte costituzionale, ieri, durante l'incontro con i detenuti al carcere Due Palazzi di Padova nell'ambito del progetto Viaggio in Italia: la Corte costituzionale nelle carceri. Rispondendo a un detenuto che denunciava ritardi e disservizi all'interno del penitenziario, Antonini ha osservato che "certi problemi non dovrebbero esistere. È una vergogna che esistano, ma sono legati a condizionamenti, come la carenza di risorse e le scelte politiche. Il legislatore deve decidere dove mettere i soldi, ma deve anche ricordarsi che i diritti costituzionali vengono sempre prima, che ci sono spese obbligatorie e spese facoltative".

Un tema affrontato anche da Enrico Sbriglia, provveditore del Triveneto. "Ci confrontiamo con una carenza di risorse ha spiegato Sbriglia Il problema più rilevante nel sistema carcerario padovano è la mancanza di educatori, psicologi e criminologi. Non esiste uno standard normativo che indichi la proporzione tra il numero di operatori e il numero di detenuti. L'amministrazione sta cercando di reperire le risorse per compensare il vuoto".

Con la scelta del carcere, la Corte intende anche testimoniare che la cittadinanza costituzionale non conosce muri perché la Costituzione appartiene a tutti. Il progetto prevede un ciclo di incontri tra i giudici e i detenuti in diverse carceri. Il giudice della Consulta ha anche espresso dubbi sull'ergastolo ostativo.

"La Corte costituzionale finora ha difeso in modo forse troppo sbrigativo l'ergastolo ostativo ha detto Antonini. Nella sentenza 149/2018 della Consulta, però, l'ergastolo ostativo è stato investito per la prima volta da una dichiarazione di illegittimità costituzionale. La sentenza ha colpito l'appiattimento in una indifferenziata soglia di 26 anni per chiedere l'accesso ai benefici. Questa preclusione infatti non è compatibile con le finalità rieducative della pena".

Per Antonini si tratta di "un aspetto molto importante". Un'altra riflessione di Antonini è partita da una domanda sul rapporto tra i detenuti e i loro famigliari. "Gli automatismi legislativi sono pericolosi, perché non tengono conto della complessità della vita ha sottolineato - Ingessare il ruolo del giudice è la negazione del diritto. Rivedere moglie e figli dopo tanti anni di rapporti minimi crea un solco profondo. I rapporti famigliari sono tutelati dalla Costituzione sia come diritto che come dovere, però bisogna fare i conti con i problemi della sicurezza".

 

 

 

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