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Padova: il direttore del carcere, Ottavio Casarano "sono casi isolati, il sistema funziona"

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di Donatella Vetuli

 

Il Gazzettino, 6 novembre 2016

 

"I cellulari trovati in cella? Accade, ma anche negli altri penitenziari". Ottavio Casarano è da poco più di un anno direttore del Due Palazzi. Giunto all'indomani dell'inchiesta Apache, su droga e telefonini in carcere, se ne trova un'altra sul regime morbido ottenuto dai detenuti ad alta sicurezza, compreso Mario Pace, ergastolano condannato per omicidio e mafia. "Tutte le procedure sono sottoposte a controlli - afferma il direttore Casarano - la nostra professionalità è un libro aperto".

 

Pace è uno dei cosiddetti declassificati, posto tra i carcerati comuni. Aveva a disposizione un computer. La procura di Catania afferma che era in collegamento con gli spacciatori, che gestiva gli acquisti di droga in Olanda. Usciva dal carcere regolarmente.
"Aveva seguito tutto l'iter necessario per ottenere la declassificazione, che è quello di presentare un'istanza poi istruita dalla direzione che invia la documentazione al Dap. È il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria a decidere sul tipo di regime da adottare. I computer in carcere vengono dati a chi studia e lavora, Pace compreso. Non si può pensare di svolgere attività senza strumenti informatici. Ma se un caso non va a buon fine, non si può condannare tutto il sistema. Dobbiamo sempre fare i conti con la possibilità di recidiva. Sarà poi la Giustizia a fare il suo corso sulle effettive responsabilità di Mario Pace".

 

A Padova, l'Alta sicurezza è stata ridimensionata nel tempo.
"Al Due Palazzi resta l'Alta sicurezza. In quella sezione rimangono 20, 30 detenuti. Le procedure di declassificazione sono però continue, fanno parte del percorso trattamentale dei reclusi. E sono iniziate prima che io arrivassi. Noi non possiamo dimenticare il nostro ruolo di inserire nella società chi sconta una pena in carcere. Ripeto: non è corretto dire che il sistema fa acqua per un caso singolo".

 

Sabato scorso è stato trovato l'ennesimo telefono cellulare a un detenuto. È stato sequestrato dalla polizia penitenziaria.
"Purtroppo accade anche in altri istituti italiani. Affermare che il fenomeno sia più diffuso a Padova non è giusto. E il Due Palazzi ha molti detenuti in più rispetto ad altri. Noi comunque cerchiamo di contrastare con tutti i mezzi possibili il pericolo che in carcere si possano ricevere cellulari".

 

Come riescono i reclusi ad avere un telefono, nonostante i controlli?
"Non entro nel merito della questione".

 

Resta il problema dell'affollamento al Due Palazzi.
"Non è così grave come nel passato con il potenziamento di misure alternative. Negli anni scorsi si era arrivati anche a 900 detenuti nella casa di reclusione. Oggi sono circa 600. Certo, le criticità rimangono visto che la capienza è per 450 persone".

 

E gli organici?
"Gli operatori hanno un encomiabile spirito di servizio. Il carcere di Padova ha fatto e fa molto. Oggi 150 detenuti lavorano all'esterno della struttura, 100 all'interno del Due Palazzi. E poi ci sono scuole di ogni ordine e grado. Un detenuto è riuscito a laurearsi nei giorni scorsi con una tesi in Ingegneria informatica. Non è il nostro carcere una fonte di guai".

 

 

 

 

 

 

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