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Onu: la legge sulla tortura e il 41bis sono da rivedere

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di Damiano Aliprandi

 

Il Dubbio, 7 dicembre 2017

 

Il Comitato Onu contro la tortura ha presentato a Ginevra le conclusioni e le raccomandazioni. Rivedere la legge che introduce il reato di tortura, perché incompleta e modificare il 41bis per allinearlo agli standard internazionali sui diritti umani.

Sono i principali rilievi mossi all'Italia dal Comitato Onu contro la tortura (Cat) che ha presentato, ieri, a Ginevra, le conclusioni e le raccomandazioni sul rispetto della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura. A proposito della recente adozione della legge che introduce il reato di tortura, pur prendendo atto che stabilisce un reato ben specifico, il Comitato ha ritenuto che la definizione contenuta nella legge "sia incompleta in quanto non menziona lo scopo dell'atto in questione".

Inoltre, ha osservato ancora il Comitato, il reato non include le specifiche relative all'autore, con un riferimento a pubblici ufficiali. Non solo: la legge contiene anche una "definizione significativamente più ridotta di quella contenuta nella Convenzione e stabilisce una soglia più elevata per il reato".

Il Comitato, quindi, ha suggerito all'Italia di "portare il contenuto dell'articolo 613bis (reato di tortura, ndr) del Codice Penale in linea con l'articolo 1 della Convenzione, eliminando tutti gli elementi superflui e identificando l'autore e i fattori motivanti o le ragioni per l'uso della tortura". Per gli esperti dell'Onu, dunque, le "discrepanze tra la definizione della Convenzione e quella incorporata nel diritto interno creano spazi reali o potenziali per l'impunità".

A sollevare al Comitato dell'Onu contro la tortura il problema della difformità del reato di tortura, oltre all'associazione Antigone, è stato il Partito Radicale. Elisabetta Zamparutti, della presidenza del Partito Radicale e tesoriera di Nessuno tocchi Caino che con Marco Accorroni ha curato il ricorso, ha dichiarato: "Di tutta evidenza, l'Italia continua a violare l'obbligo di introdurre quel reato di tortura che si era impegnata a far proprio oltre 26 anni fa. In questo modo lo Stato manifesta debolezza e non forza, autoritarismo e non autorevolezza.

Ci auguriamo che lo Stato italiano assicuri, come chiesto dal Cat, la conoscenza delle sue raccomandazione in modo che cresca la consapevolezza dei cittadini sui principi dello Stato di Diritto". Tra le raccomandazioni espresse dal Comitato, c'è anche quella di garantire che le denunce per tortura, maltrattamenti e uso eccessivo della forza siano esaminate in maniera imparziale e fare in modo di assicurare che tutte le vittime di tortura e maltrattamenti ottengano riparazione. Infatti, Il Cat, a novembre, ha chiesto spiegazioni sui casi delle violenze nei confronti di detenuti ad Asti dove c'è stata la recente condanna dal parte della Cedu e anche il caso riguardante l'ex detenuto Giuseppe Rotundo, colui che aveva denunciato di essere stato denudato e picchiato in cella d'isolamento nel carcere foggiano di Lucera.

Mentre in Italia ancora non si affievoliscono le polemiche sulla nuova circolare sul 41bis che ha semplicemente uniformato le regole preesistenti per tutte le carceri che ospitano la detenzione speciale, il Comitato dell'Onu, nella relazione di ieri, conferma invece la sua critica al regime speciale e invita il governo italiano ad allineare il 41bis alle regole minime standard delle Nazioni Unite per il trattamento dei prigionieri (regole Nelson Mandela). Sempre sul fronte della detenzione, gli esperti esprimono apprezzamento per l'istituzione del Garante Nazionale dei detenuti e delle persone private della libertà, ma chiedono all'Italia di "continuare i suoi sforzi per migliorare le condizioni di detenzione e alleviare il sovraffollamento".

Gli esperti del Cat hanno anche confermato le critiche sul memorandum tra Italia e Libia, l'accordo sottoscritto lo scorso febbraio che punta a risolvere "alcune questioni che influiscono negativamente sulle Parti, tra cui il fenomeno dell'immigrazione clandestina e il suo impatto, la lotta contro il terrorismo, la tratta degli esseri umani e il contrabbando di carburante". Il Comitato, su questo punto ha espresso "profonda preoccupazione" per la mancanza di garanzie che permetterebbero di riconsiderare la cooperazione alla luce di possibili gravi violazioni dei diritti umani. L'Onu ha comunque apprezzato gli sforzi compiuti dall'Italia per rispondere al grande flusso di richiedenti asilo, persone bisognose di protezione e migranti irregolari, ma ha esortato il paese a garantire che le procedure accelerate previste dagli accordi di riammissione e dalla legge siano soggette a "una valutazione approfondita caso e per caso dei rischi di violazione del principio di non respingimento".

 

 

 

 

 

 

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