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Nuoro: il Garante Oppo "il nostro sistema carcerario è carente di mediazione culturale"

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La Nuova Sardegna, 12 dicembre 2015

 

"Sapere che nella favolistica cinese "il cuore è buono e le cattive intenzioni albergano nel cervello", forse mi ha aiutato a capire come quell'uomo, alto non più di un metro e cinquanta e con gli occhi a mandorla, abbia scelto di uccidere la moglie tagliandole la testa". Gianfranco Oppo, garante dei detenuti, parla dell'unico cinese recluso a Badu e Carros. "Durante il suo racconto - spiega Oppo - c'è un suono che mi ha colpito ed è tornato più volte: guì, guì. Chiara Sini, che ha fatto da interprete volontariamente, mi ha spiegato che significa demone, fantasma. La stessa parola è stata ripetuta con concitazione anche il giorno in cui ha tentato di suicidarsi infierendo con la testa contro un termosifone".

Il detenuto cinese, infatti, finito in cella per l'omicidio (commesso a Orosei) di sua moglie, ha tentato di farla finita una volta per sempre. Solo l'intervento degli agenti di polizia penitenziaria gli ha evitato la morte. "Non so se i demoni e i fantasmi - continua Gianfranco Oppo - fossero gli stessi che portarono Nikolaj di Dostoevskij ad impiccarsi per rimorso: poco importa. Come garante dei detenuti mi piacerebbe sapere, quando finalmente si celebrerà il processo, se quello stato allucinatorio durante l'atto delittuoso, possa essere attribuito ad un condizionamento culturale o piuttosto possa essere stato un episodio psicotico acuto e quindi entrare in qualche modo nelle vicende processuali".

"Ma soprattutto, e lo dico da ignorante del diritto: sarà il nostro "minuto cinese" aiutato nell'esprimere nel suo racconto tutte le sfumature linguistiche e quei contorni, connotazioni e denotazioni culturali del reato che eventualmente contribuiranno a determinare in peggio o in meglio la sua pena? E nel momento istruttorio sarà nominato un traduttore visto che Chiara è intervenuta solo perché io personalmente l'ho sollecitata? Una cosa è certa: fino ad adesso niente sembra essersi mosso a suo favore, anzi nel caso del nostro cittadino cinese tutto sembra ancora più difficile. Ho notato infatti come non mai, incomprensione, distanza culturale, abbandono fisico (porta la stessa tuta da ginnastica da mesi).

Come in un gioco simmetrico - sottolinea Oppo - sembra che chi lo avvicina risponda alla chiusura della comunità cinese con altrettanta indifferenza. Il signor "nessuno" patisce le carenze del sistema carcere: non gode infatti di mediazione culturale, non ha un interprete a disposizione. La Cina sarà anche vicina: la sua economia, la sua produttività i suoi potenziali di mercato ci entusiasmano... un po' meno sappiamo della sua cultura e delle persone che la vivificano. Pensate: nessuno di quelli che lo hanno incontrato sa distinguere tra il suo nome ed il suo cognome; spesso gli viene attribuito quello della moglie defunta. Come non condividere allora il progetto della "mia interprete" sperando che serva ad aprire uno spiraglio in più per l'integrazione e la comprensione per chi viene da fuori, in questo momento in cui lo straniero "ha la coda"".

 

 

 

 

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