Venerdì 04 Dicembre 2020
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Napoli. "Tribunali e prigioni in tilt, ecco come sbloccarli", la proposta del giudice Morello PDF Stampa
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di Andrea Esposito


Il Riformista, 4 dicembre 2020

 

Subito l'amnistia e l'indulto. Poi riforme che prevedano un'ampia depenalizzazione, l'estensione dell'ambito applicativo dell'assoluzione per particolare tenuità del fatto e un rafforzamento degli organici degli uffici giudiziari. Eccola, la strategia che Tullio Morello, magistrato in forza alla sezione penale del Tribunale di Napoli, suggerisce per sciogliere i nodi della giustizia italiana e partenopea. Già presidente della sezione locale dell'Anm, Morello ha più volte denunciato il collasso della giustizia penale e del sistema carcerario, oltre a sottolineare la necessità di una riforma della carriera delle toghe.

 

Dottor Morello, le vicende di Francesco Nerli e Antonio Bassolino ripropongono il tema degli errori giudiziari e, soprattutto, della valutazione dell'operato dei giudici. Il sistema di controllo attualmente in vigore è sufficiente?

"I criteri di valutazione sono chiari ed è oggettivamente difficile prevederne altri senza intaccare l'indipendenza della magistratura. Anche perché le sanzioni esistono e vengono applicate. Una soluzione ottimale non esiste, ma la verità è un'altra".

 

Quale?

"I magistrati sono pochi e si occupano di troppe cose. In più, norme e fatti sono suscettibili di diverse interpretazioni. Non a caso il legislatore ha previsto non uno, ma tre gradi di giudizio. Senza dimenticare che il risultato del processo penale dipende, oltre che dalla professionalità del giudice, dal comportamento del pm e dei difensori di periti e testimoni. In un contesto così confuso l'errore è dietro l'angolo. E a questo dobbiamo aggiungere gli effetti della pandemia che ha paralizzato la giustizia".

 

Come se ne esce?

"L'amnistia è il primo provvedimento da adottare per resettare il sistema e far ripartire il processo penale. Non spetta a me indicare i reati da estinguere attraverso l'amnistia, ma si può ragionare sulle fattispecie contemplate dalle leggi speciali che rappresentano circa il 60% del carico di lavoro del giudice monocratico. Con l'amnistia si darebbe ossigeno agli uffici e i giudici monocratici potrebbero offrire il loro contributo nei processi collegiali per reati più gravi".

 

A proposito di numeri, in Campania ci sono più di 6.600 detenuti. Quasi la metà è in attesa di giudizio, mentre solo una minima parte si trova in cella per reati gravi. È accettabile?

"No. Il dato sui detenuti in attesa di giudizio è altissimo e collide con i principi costituzionali e di legge che ispirano il processo penale. Le condizioni delle carceri, dove il sovraffollamento è evidente e accresce il rischio di diffusione del Covid tra i reclusi e il personale, impongono soluzioni drastiche e rapide. Perciò, oltre l'amnistia, al nostro Paese serve l'indulto".

 

Non ritiene possibile abolire il carcere, almeno per certi reati, sostituendolo con percorsi formativi o finalizzati all'inserimento dei detenuti nel mondo del lavoro?

"Certo, il carcere deve essere considerato come extrema ratio e previsto solo per i reati più gravi. Anzi, dirò di più: per i reati bagattellari è indispensabile una depenalizzazione. Con i proventi delle sanzioni amministrative, infatti, lo Stato reperirebbe le risorse necessarie per potenziare l'organico delle Prefetture che sarebbero chiamate a occuparsi di quel tipo di illeciti. E poi bisogna ampliare l'ambito applicativo dell'articolo 131 bis del codice penale sull'assoluzione per particolare tenuità del fatto: il limite edittale della pena detentiva non superiore a cinque anni non consente di disporre l'assoluzione in casi in cui il fatto illecito è lieve e il danno o pericolo è esiguo".

 

E Napoli?

"Queste misure produrrebbero un impatto notevole. C'è da dire, però, che molte persone si trovano in cella anche perché non hanno nessuno che presenti per loro l'istanza di ammissione a misure alternative come la detenzione domiciliare. E perché il Tribunale di Sorveglianza è affetto da una cronica carenza di personale amministrativo. Anche su questi aspetti bisogna intervenire al più presto".

 
Napoli. Carceri, il virus dà tregua ma non la burocrazia PDF Stampa
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di Viviana Lanza


Il Riformista, 4 dicembre 2020

 

Se il Covid sembra aver allentato la presa all'interno delle carceri campane, la burocrazia resta il nodo ancora da sciogliere per via dei tempi lunghi delle decisioni di Tribunale e Uffici di Sorveglianza e dei tempi segnalati dai garanti con cui le aree educative delle carceri si occupano di quei detenuti soli, stranieri o senza fissa dimora. "In questi giorni abbiamo dato numeri su carcere e Covid, abbiamo partecipato a manifestazioni di solidarietà per i detenuti, abbiamo cercato di sensibilizzare la politica rispetto alla gravità di questa emergenza e in generale sui temi che riguardano il carcere: sovraffollamento, malasanità, malagiustizia.

La nostra vuole essere una battaglia civile utile per la democrazia e per i diritti, consapevoli che sia necessario e opportuno divulgare con trasparenza i dati su carcere e Covid nonostante le minimizzazioni del Ministro della Giustizia e più in generale della politica", hanno affermato il garante della Campania, Samuele Ciambriello, e quello di Napoli, Pietro Ioia, varcando la soglia del carcere di Poggioreale per un incontro con il direttore del carcere Carlo Berdini e con il direttore sanitario Vincenzo Irollo. Il numero dei positivi all'interno delle celle della grande struttura penitenziaria cittadina finalmente comincia a calare, ma alcune criticità restano.

Il direttore Berdini ha riferito ai garanti che negli ultimi giorni sono state 62 le istanze inviate alla magistratura di Sorveglianza e relative alle posizioni di detenuti che potrebbero beneficiare del decreto Ristori. E nei prossimi giorni saranno istruite nuove pratiche con tutte le verifiche sulle singole posizioni da mandare al vaglio della Sorveglianza. Più confortanti, rispetto alle scorse settimane, sono i dati sull'andamento della pandemia all'interno della struttura: a Poggioreale, dove c'è ad oggi una popolazione di 2.008 reclusi, i detenuti positivi sono scesi a 42 (erano 102 fino a qualche giorno fa) e sono tutti in isolamento nel padiglione Venezia a eccezione di un detenuto che si trova nella struttura sanitaria interna al carcere e di tre che si trovano ricoverati tra l'ospedale Cardarelli e il Cotugno.

Ci sono inoltre 39 detenuti in quarantena precauzionale nel padiglione Firenze: si tratta di primi giunti, quindi di persone appena arrestate e messe in isolamento preventivo nelle celle filtro al primo piano, e di persone che hanno avuto contatti con positivi e sono al secondo piano. Quanto al personale di polizia penitenziaria, si contano attualmente 27 contagiati e 10 in quarantena preventiva, mentre tra i dipendenti sanitari ci sono tre medici e un infermiere assenti per Covid. Dall'inizio della pandemia ad oggi sono stati eseguiti, nel carcere di Poggioreale, 3.306 tamponi. "Chiederemo un quadro completo della situazione anche al carcere di Secondigliano", assicurano i garanti, evidenziando ancora una volta il clima di generale indifferenza che c'è nel Paese attorno al tema carcere.

 
Lecce. Detenuto morto in carcere per un'ulcera gastrica: condannati due medici PDF Stampa
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di Francesco Oliva


Corriere Salentino, 4 dicembre 2020

 

Due medici del carcere di Borgo "San Nicola" condannati per la morte del detenuto Donato Cartelli, 59enne originario di Uggiano La Chiesa, deceduto dietro le sbarre per un'ulcera gastrica. Il gup Carlo Cazzella, al termine del processo con rito abbreviato, ha inflitto 4 mesi di reclusione ai due sanitari con l'accusa di responsabilità colposa in ambito sanitario.

Verdetto assolutorio per non aver commesso il fatto è stato emesso per un terzo medico. La sentenza contempla anche una provvisionale immediatamente esecutiva di 5mila euro e il resto del risarcimento da quantificarsi in separata sede per i familiari della vittima. "È stato come aver scalato una montagna" commenta l'avvocato Andrea Conte, legale dei parenti di Cartelli, "ma la soddisfazione maggiore è che è stato stabilito un minimo di risarcimento morale per le lacune evidenziate dal sistema sanitario carcerario per un decesso causato da un'ulcera gastrica"

La vicenda giudiziaria, lunga e complessa, venne avviata dopo la denuncia dei familiari del 59enne. Dietro le sbarre Cartelli stava scontando una condanna a nove anni di reclusione per reati contro la persona. Il detenuto non aveva mai lamentato alcun problema di salute "dal 2011 quando era entrato in carcere" precisa l'avvocato Conte. E ai familiari non aveva riferito di alcun malanno. Anzi, nel corso dei colloqui, avrebbe sempre rassicurato i propri familiari augurandosi di poter beneficiare della liberazione anticipata alla luce della buona condotta tenuta dietro le sbarre. Il decesso si concretizzò nel rapido volgere di poche settimane dopo alcuni problemi di stomaco e cali di pressione.

Il pubblico ministero Francesca Miglietta, sulla scorta degli esiti della perizia medica della dottoressa Gabriella Cretì nominata in sede di incidente probatorio, chiese l'archiviazione del procedimento. Dopo l'udienza camerale in cui venne discussa l'opposizione avanzata dal legale dei familiari di Cartelli, il gip Edoardo D'Ambrosio dispose l'imputazione coatta di tutti e tre i medici. Secondo il giudice, nel corso della prima visita del 20 gennaio 2016, il medico non avrebbe disposto un'ecografia senza informare il paziente dei rischi a cui in cui sarebbe incorso se non avesse effettuato l'esame nonostante nei giorni successivi i dolori addominali persistessero. E nonostante per il gip i tre medici (che hanno tenuta in cura Cartelli) avrebbero avuto l'obbligo di fornire un'adeguata informazione sulle conseguenze delle proprie scelte al detenuto "soggetto in tutto e per tutto alle cure dello Stato".

Gli altri due medici si sarebbero limitati nelle visite del 13 e 19 febbraio a prescrivere terapie generiche (un antidolorifico e un lassativo e un vasopressore) nonostante si trovassero di fronte ad un quadro cardiocircolatorio estremamente grave (pressione arteriosa pari a 80/60) e senza disporre un'ecografia o un ricovero.

Il secondo medico, infine, dopo aver visitato il paziente il 18 febbraio nonostante un quadro cardiocircolatorio particolarmente grave e preoccupante avrebbe prescritto al detenuto l'assunzione per via orale di un vasocostrittore senza procedere al ricovero o a una nuova rivelazione della pressione arteriosa nelle sette ore successive che avrebbe consentito di accertare un quadro di anemia acuta, sintomo di un sanguinamento digestivo in atto. Prologo al decesso da cui è partita l'inchiesta sfociata dopo quattro anni nella condanna di due dei tre medici difesi dagli avvocati Vincenzo e Antonio Venneri, Vincenzo Perrone e Mario Ingrosso. Fra 60 giorni si conosceranno le motivazioni.

 

 
Ascoli Piceno. Carcere del Marino: il Covid non ferma le attività PDF Stampa
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di Simone Corradetti

 

cronachepicene.it, 4 dicembre 2020

 

Sono ripartite le attività sportive e didattiche. Insieme al corso di giornalismo anche il corso di cucina. Nella Casa circondariale ascolana di Marino del Tronto non si perde tempo, e si cerca di riattivare tutte le iniziative che erano state sospese nella prima fase dell'emergenza Coronavirus. L'articolo 27 della costituzione, prevede la rieducazione del condannato durante l'esecuzione della pena in carcere, riavvicinandolo ai valori e ai principi di legalità.

Sono ripresi gli allenamenti del progetto "Il mio campo libero", promosso dal presidente del Csi di Ascoli Antonio Benigni, la collaborazione della responsabile Eleonora Sacchini, e il giovanissimo preparatore atletico Valentino D'Isidoro. L'anno scorso, in occasione del Natale, i detenuti avevano incontrato calcisticamente, i commercialisti, la Confindustria, la Nazionale italiana sacerdoti, e la Sambenedettese. Ora, sono anche riprese le attività didattiche, il corso di giornalismo con la nuova rivista "L'eco del Marino", il corso di formazione per aspiranti cuochi, la raccolta dell'orto che viene coltivato dai detenuti, e un'attività cinofila portata avanti da due istruttori. Inoltre, si è formato un gruppo di lettura tra i reclusi dell'alta sicurezza (As3) con pene ostative, e il cineforum per la "media sicurezza".

Restano sospese le attività teatrali per il discorso del distanziamento sociale, e il catechismo. Grazie ai contributi della Carisap e della Caritas, è stata ristrutturata la cucina con nuove attrezzature all'avanguardia (leggi qui), e i colloqui familiari vengono effettuati soprattutto via Skype. Infine, sul fronte dell'emergenza sanitaria, i detenuti sottoposti al tampone, sono fortunatamente risultati tutti negativi al Covid, anche attraverso lo straordinario impegno di prevenzione da parte del personale penitenziario e sanitario.

 
Ascoli Piceno. Carcere del Marino: il Covid non ferma le attività PDF Stampa
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di Simone Corradetti


cronachepicene.it, 4 dicembre 2020

 

Sono ripartite le attività sportive e didattiche. Insieme al corso di giornalismo anche il corso di cucina. Nella Casa circondariale ascolana di Marino del Tronto non si perde tempo, e si cerca di riattivare tutte le iniziative che erano state sospese nella prima fase dell'emergenza Coronavirus. L'articolo 27 della costituzione, prevede la rieducazione del condannato durante l'esecuzione della pena in carcere, riavvicinandolo ai valori e ai principi di legalità.

Sono ripresi gli allenamenti del progetto "Il mio campo libero", promosso dal presidente del Csi di Ascoli Antonio Benigni, la collaborazione della responsabile Eleonora Sacchini, e il giovanissimo preparatore atletico Valentino D'Isidoro. L'anno scorso, in occasione del Natale, i detenuti avevano incontrato calcisticamente, i commercialisti, la Confindustria, la Nazionale italiana sacerdoti, e la Sambenedettese. Ora, sono anche riprese le attività didattiche, il corso di giornalismo con la nuova rivista "L'eco del Marino", il corso di formazione per aspiranti cuochi, la raccolta dell'orto che viene coltivato dai detenuti, e un'attività cinofila portata avanti da due istruttori. Inoltre, si è formato un gruppo di lettura tra i reclusi dell'alta sicurezza (As3) con pene ostative, e il cineforum per la "media sicurezza".

Restano sospese le attività teatrali per il discorso del distanziamento sociale, e il catechismo. Grazie ai contributi della Carisap e della Caritas, è stata ristrutturata la cucina con nuove attrezzature all'avanguardia (leggi qui), e i colloqui familiari vengono effettuati soprattutto via Skype. Infine, sul fronte dell'emergenza sanitaria, i detenuti sottoposti al tampone, sono fortunatamente risultati tutti negativi al Covid, anche attraverso lo straordinario impegno di prevenzione da parte del personale penitenziario e sanitario.

 
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