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Non è abnorme la citazione a giudizio senza richiesta di sospensione con messa alla prova

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di Giuseppe Amato

 

Il Sole 24 Ore, 20 marzo 2017

 

Corte di cassazione - Sezione II penale - Sentenza 26 gennaio 2017 n. 3864. Il provvedimento con cui il giudice del dibattimento abbia restituito gli atti al pubblico ministero sul presupposto che il decreto di citazione a giudizio fosse affetto da nullità perché non contenente l'avviso della facoltà di chiedere la sospensione del procedimento con messa alla prova ex articolo 168-bis del Cp, pur essendo erroneo - in quanto l'articolo 552, comma 1, lettera f), del Cpp non prevede l'obbligo per il pubblico ministero di inserire tale avviso nel decreto di citazione a giudizio - non presenta tuttavia i caratteri dell'abnormità, dal momento che il pubblico ministero ben può proseguire nell'esercizio dell'azione penale rinnovando l'emissione del decreto nella stesura originaria erroneamente sanzionata dall'organo giudicante. Lo hanno stabilito i giudici della Cassazione penale con la sentenza n. 3864 del 2017.
Il decreto di citazione a giudizio - La Cassazione ha concluso nel senso dell'erroneità della tesi del giudicante secondo cui il decreto di citazione a giudizio dovesse contenere l'avviso della facoltà dell'imputato di chiedere, mediante l'opposizione, la sospensione del procedimento con messa alla prova, osservando in proposito come non fosse esportabile, al decreto di citazione a giudizio, il portato della decisione (sentenza n. 201 del 2016) con cui la Corte costituzionale, di recente, ha dichiarato costituzionalmente illegittimo, per violazione dell'articolo 24, comma 2, della Costituzione, l'articolo 460, comma 1, lettera e), del Cpp, nella parte in cui non prevede che il decreto penale di condanna contenga l'avviso della facoltà dell'imputato di chiedere mediante l'opposizione la sospensione del procedimento con messa alla prova.
La declaratoria di incostituzionalità si è infatti basata sulla specificità del decreto penale, nel quale la mancata formulazione della richiesta di sospensione con messa alla prova con l'atto di opposizione determina una decadenza, sicché nel giudizio conseguente all'opposizione l'imputato, che prima non l'abbia chiesta, non può più chiedere la messa alla prova. È questo, quindi, che impone che con il decreto penale sia dato avviso della facoltà di chiedere la messa alla prova, mentre la mancata previsione tra i requisiti del decreto penale di condanna dell'avviso della relativa facoltà dell'imputato è stata conseguentemente censurata come lesiva del diritto di difesa.
Tale situazione, osserva la Cassazione, è completamente diversa per il decreto di citazione, nel cui contenuto quindi, giustamente, non vi è traccia dell'avviso della facoltà di chiedere la messa alla prova: in tale caso, non vi è alcun pregiudizio per la parte non avvisata, giacché questa non incorre in alcuna decadenza nella proposizione della richiesta, tranquillamente avanzabile in sede di giudizio nei limiti temporali ordinariamente stabiliti dall'articolo 464-bis, comma 2, del codice di procedura penale.

 

 

 

 

 

 

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