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Niente arresti domiciliari per il medico accusato di corruzione

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di Silvia Marzialetti

 

Il Sole 24 Ore, 12 ottobre 2017

 

È illegittima la misura degli arresti domiciliari disposta nei confronti del direttore di una struttura oncologica accusato di corruzione per avere implementato, dietro compenso, la prescrizione di un farmaco. Per impedire i contatti professionali che possono costituire occasione per reiterare il reato, sono possibili misure anche non coercitive.

Lo ha stabilito la Cassazione - sentenza 46492 del 10 ottobre - esaminando un caso verificatosi all'interno di un Istituto tumori dove, nel 2015, le prescrizioni di un particolare farmaco anti-tumorale erano più che raddoppiate. "Merito" di un direttore sanitario corrotto che, in cambio di una mazzetta da 10mila euro, si era lasciato convincere da un informatore farmaceutico ad aumentare "artatamente" - scrivono boccaccescamente i giudici - gli ordinativi.

Arresti domiciliari per il medico, ritenuto dal Tribunale di Napoli spregiudicato e perfettamente in grado di reiterare il reato, stringendo rapporti con altri professionisti liberi di frequentare l'ospedale.

Non la pensa così la Cassazione, che ha annullato l'ordinanza. La decisione di disporre misure cautelari - scrivono i giudici nella sentenza depositata ieri - richiede un pericolo "concreto" e "attuale" di reiterazione del reato. La concretezza - chiariscono i giudici - è legata alla capacità a delinquere, mentre l'attualità alla presenza di occasioni prossime al reato, la cui sussistenza deve essere autonomamente e separatamente valutata, anche se desumibile da medesimi indici rivelatori. Nel caso trattato - fanno notare i giudici - nel motivare la scelta della misura adottata degli arresti domiciliari, il Tribunale si è limitato laconicamente ad affermare che si trattasse dell'unica misura idonea a inibire la recidiva. Inoltre è stato fatto notare come l'accordo illecito tra i due indagati (medico e informatore) continuasse ancora nel 2016, una data tale da escludere la continuità del periculim libertatis. L'ordinanza è dunque annullata, limitatamente alla parte in cui affronta l'adeguatezza della misura cautelare applicata.

 

 

 

 

 

 

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