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Nei reati in contratto fuori confisca l'utile Pa

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di Patrizia Maciocchi

 

Il Sole 24 Ore, 20 giugno 2018

 

Corte di cassazione - Sentenza 25980/2018. In presenza del reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, commesso nell'ambito di un contratto a prestazioni corrispettive, la confisca va circoscritta al vantaggio economico derivato dal reato, al netto delle utilità conseguite dalla Pubblica amministrazione.

La Cassazione (sentenza 25980/2018) accoglie il ricorso del legale rappresentante di una Spa, contro la decisione di disporre il sequestro, di oltre 1 milione e 700 mila euro, finalizzato alla confisca in base alla legge 231/2001 per responsabilità amministrativa della società nel reato. La Spa aveva usufruito di un finanziamento Ue, di pari importo, per innovare tecnologia nel Mezzogiorno. Il reato, e il conseguente vantaggio dell'ente, era scattato per la dichiarazione, infedele, con la quale l'amministratore della società si impegnava a realizzare, per l'intero costo, il programma sperimentale in loco.

A causa del "patto" non mantenuto i giudici di prima istanza avevano disposto il sequestro di tutta la somma, pur riconoscendo che parte dell'attività di ricerca era stata svolta nell'area etnea come concordato. La Cassazione sottolinea l'errore commesso dai giudici di merito che non hanno fatto la dovuta distinzione tra i "reati-contratto" per i quali il profitto confiscabile è il profitto lordo, e i "reati in contratto" nei quali rientra la truffa aggravata in danno di un ente pubblico. In questa seconda ipotesi, in cui entrano in gioco le prestazioni corrispettive, il profitto coincide con il vantaggio economico realizzato grazie al reato, senza considerare però, ai fini della confisca, l'effettiva utilità conseguita dal danneggiato.

La Suprema corte chiarisce che la verifica da fare riguarda l'esistenza di un intento fraudolento già nelle condizioni per l'ammissione al finanziamento. E solo nel caso positivo di un vizio d'origine, il vantaggio ingiusto va identificato con l'intero contributo. Ma se, come nella vicenda esaminata, questo non viene riscontrato, il "focus" sul non lecito deve riguardare la sola esecuzione del progetto finanziato, al netto dell'utile conseguito dalla Pubblica amministrazione e dunque dei proventi frutto di prestazioni legittime. I giudici non hanno invece considerato l'esistenza di un'utilità, seppure parziale per l'amministrazione pubblica.

 

 

 

 

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