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Napoli: se addirittura i vigili stanno alla larga dai "fortini" illegali

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di Antonio Mattone

 

Il Mattino, 11 marzo 2019

 

Controllo del territorio. È la modalità con cui i clan malavitosi esercitano il loro potere criminale su di un quartiere. Ed è attraverso il controllo del territorio che gli eredi della paranza dei bambini di Emanuele Sibillo avevano il predominio nel Centro storico di Napoli. Almeno fino a sabato mattina, quando alcuni elementi di spicco del sodalizio sono stati assicurati alla giustizia dalle forze dell'ordine.

Gli atti intimidatori contro le pizzerie di Gino Sorbillo e Salvatore Di Matteo molto probabilmente sono solo la punta dell'iceberg. Le attività commerciali della zona dei Decumani sono state da sempre sotto l'imposizione del racket. Ancor di più da quando, con l'incremento del flusso dei turisti, sono presumibilmente aumentati gli importi delle tangenti pretese. "Ci hanno spremuto come dei limoni", ha detto in una frase captata durante una intercettazione uno dei soci della pizzeria Di Matteo.

Chi non paga o tentenna viene convinto con modi drastici: una bomba o una raffica di proiettili all'ingresso del locale, come è accaduto per i due noti pizzaioli. Oppure si entra nel negozio, si abbassano le saracinesche e dopo aver fatto uscire i clienti vengono picchiati i titolari. Questo è il modo più convincente per farsi pagare. Come avvenne nel luglio 2015 ad alcuni artigiani di via Costantinopoli che vennero aggrediti e malmenati all'interno del loro negozio con pesanti mazze di ferro.

Gli eredi della paranza dei bambini si sentivano invincibili e onnipotenti. Ordinavano pizze e panzarotti senza pagare il conto, affermando così con arroganza e violenza chi comandava. Nelle stradine adiacenti a Spaccanapoli sono state notate recentemente schiere di moto di grossa cilindrata che circolavano prepotenti con i motori a pieni giri. Scorribande rumorose ed inquietanti per rimarcare il predominio nel centro cittadino. Una egemonia che diventa palese con l'occupazione abusiva di case.

Anche il business della droga è saldamente nelle mani dei clan. Un mercato che recentemente sta tornando in auge. I vicoli attorno a via Tribunali sono il terminale di smercio dove si possono procurare le dosi nel caos della movida dei turisti. Il controllo del territorio si esercita con grande efficacia ancor di più con la presenza dei parcheggiatori abusivi, un'occupazione quasi militare di strade e piazze nel cuore della città. Talvolta sono schierati come soldati, uno dopo l'altro senza lasciare un marciapiede per il libero parcheggio.

Ci sono delle piazze che sono totalmente in mano agli abusivi senza che nessuno dei 1.700 vigili urbani in servizio in città osi avventurarsi all'interno di questi "fortini" dell'illegalità. Ma davvero non si può fare nulla per impedire questa supremazia arrogante e vessatoria? Si parla di un giro di affari che si aggira attorno ai 100 milioni di euro annui, che entrano nelle casse dei capoclan e che in parte vengono distribuiti tra i loro affiliati, rappresentando un vero e proprio welfare alternativo che sostiene numerose famiglie.

Senza dimenticare che gli ingenti guadagni illeciti possono essere reinvestiti per acquisire quote o intere attività commerciali che vanno in difficoltà proprio per le richieste esose degli estorsori. Sappiamo che la paranza dei bambini è formata da numerosi giovani e immaginiamo che i recenti arresti non fermeranno le attività illecite del gruppo. Sia perché non tutti i protagonisti sono stati assicurati alla giustizia, ma anche perché c'è sempre un esercito di riserva pronto a subentrare.

Chi ha conosciuto Emanuele Sibillo da piccolo lo ricorda come un ragazzo educato e rispettoso, a tratti piacevolmente ironico. Resta aperta la domanda di quali siano i percorsi tortuosi che portano un adolescente di un quartiere del centro cittadino al vertice di una efferata organizzazione criminale. Ed urge trovare risposte perché altri giovani non intraprendano la stessa strada. L'opera meritoria delle forze dell'ordine non basta per debellare la criminalità giovanile. Questo fenomeno va affrontato alla radice.

C'è bisogno di contrapporre alle milizie camorriste un esercito di assistenti sociali, di educatori, di "navigator sociali" potremo dire con un termine oggi di moda. Una "batteria di fuoco" che intercetti quelle famiglie disagiate che vivono un grande malessere sociale. Purtroppo non mi sembra siano in molti a volersi impegnare in questa battaglia decisiva per il futuro di Napoli.

 

 

 

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