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Napoli: i detenuti si raccontano, al di là del muro

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di Pasquale Ferro

 

ilmondodisuk.com, 16 aprile 2019

 

"Al di là del muro" è un progetto di Arcigay Antinoo Napoli che coinvolge Blu Angels Associazione Arco (Associazione ricreativa circoli omosessuali). L'iniziativa nasce per dare una assistenza ai detenuti (reparto omosex) della casa circondariale di Poggioreale, creando un corso di scrittura automatica, letteratura, teatro, disegno, ma sostanzialmente un supporto morale e psicologico per chi vive dietro le sbarre, costretto a una convivenza forzata non sempre facile, gli odori, gli umori si mescolano, scontrano, tra di loro.

Allora tutto diventa insostenibile, a volta basta una parola e scatta la difesa, a volte vorresti stare solo con i tuoi pensieri, mentre invece il tuo compagno di cella ha bisogno di parlare, t'innervosisci, vorresti stare da solo, ma lo sei già in mezzo a persone sconosciute che diventeranno i tuoi compagni di pena, devi abituarti e accettare questa condizione, stare in una cella con persone che magari non condividono il tuo pensiero è difficile, poi l'essere umano a mille sfaccettature, ti ritrovi con persone diverse culturalmente, chi è troppo abituato a lavarsi, magari chi non lo è, oppure altre etnie con la loro cultura il loro credo, i modi di fare di dire di agire.

Diventa tutto complicato. Ci hanno detto: Quando facciamo i colloqui veniamo messi in disparte, gli altri detenuti ci guardano ironici ci "sfottono" veniamo derisi mentre aspettiamo per ore le nostre famiglie che vengono a trovarci... a volte non scendiamo nemmeno al "passeggio" per non essere guardati come fenomeni da baraccone.

Arcigay si è rivolta al referente del progetto, che subito ha provveduto per risolvere questo stato di cose, perché vivere la carcerazione pagando per i reati commessi ci sembra una cosa giusta, ma la dignità dell'essere umano va tutelata e rispettata, gli operatori di Arcigay e Arco, cercano di stemperare la tensione con i loro strumenti culturali (ma soprattutto umani), anche grazie a colloqui individuali portando un po' sollievo.

Le tematiche affrontate sono tante, si discute di Hiv, di prevenzione, della storicità dei movimenti omosessuali e delle problematiche attuali, di quello che succede fuori dal carcere, di letteratura (i libri sono forniti gratuitamente dalle due associazioni, come pure il materiale didattico... penne, colori, block notes, è altro). Disegnano, fanno lavoretti, scrivono...

"Tutti mi consigliavano di rompere con questa donna: Lasciala stare, questa ti porterà su una cattiva strada mi dicevano gli amici che mi volevano bene. E anche la famiglia insisteva: ti porterà alla rovina, non vedi come ti sei ridotto? Ma io non ascoltavo, la volevo pur capendo che mi faceva solo del male, intanto tutti mi avevano abbandonato, non volevano assistere alla mia distruzione causata da una maledizione che mi aveva portato sulla via della malavita. Era costosa mantenerla, e questo mi spingeva a commettere reati, che con il passare del tempo, mi hanno portato in queste mura... scusate dimenticavo di dirvi il nome di questa donna.. eroina, la droga".

Questa è una delle tante accorate lettere dei detenuti. Scritta da un ragazzo sensibile che parla ben tre lingue, un ragazzo che chiede aiuto con gli occhi. Paradossalmente il temine eroina ci potrebbe riportare a storiche donne che sono diventate famose per i loro atti eroici, invece è una parola che fa paura, terrore, un grave problema che oggi è ritornato più presente degli anni che furono, una vera e propria peste bubbonica che coinvolge non solo la persona che si perde in un mondo alienante e distruttivo, ma anche le povere famiglie e amici costretti ad assistere a questo incubo, impotenti, pregando tutti i santi del mondo per salvare la persona amata.

 

 

 

 

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