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Napoli: carcere di Poggioreale, polemiche per docu-film di Garrone

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La Repubblica, 9 gennaio 2019

 

Il ministero: "Ci occupiamo di giustizia non di casting". Il Sappe contesta l'autorizzazione alle riprese di un docu-film che vede un ex detenuto nei panni di un agente penitenziario: "Sul caso si esprima anche Salvini".

"Il ministero si occupa della giustizia italiana, non di casting per film o documentari". Via Arenula replica così - dalle colonne di Gnewsonline, sito di informazione del dicastero - alle dichiarazioni rese dal segretario generale del Sappe, Donato Capece, circa l'autorizzazione alle riprese di un docu-film nel carcere di Poggioreale che vede un ex detenuto interprete di un agente penitenziario. "È inammissibile, inaccettabile, intollerabile e insopportabile che un ex detenuto, condannato e quindi colpevole di vari reati, rivesta i panni del poliziotto penitenziario, magari per discutere del sistema penitenziario e dell'esecuzione penale - ha accusato il sindacato - una decisione gravissima che non può rimanere senza conseguenze".

"In data 4 gennaio 2019 - precisa il ministero della Giustizia - è stato inviato alla direzione della casa circondariale di Napoli Poggioreale il nulla osta per la richiesta avanzata dalla società Archimede Srl di poter effettuare riprese per una scena del film "Nevia". La scena autorizzata è ambientata in esterno, prevede la presenza di una fila di persone intente ad accedere all'interno della struttura per visitare i propri cari e prevede l'accesso della protagonista e di alcune figurazioni all'interno dell'androne, così come si legge nella richiesta della società di produzione. Con il nulla osta alle riprese veniva autorizzato anche il sopralluogo preventivo e null'altro. La scena risulta essere effettivamente stata girata sabato 5, appositamente in un giorno prefestivo, meno impegnativo per il personale poiché a Poggioreale il sabato non è programmato lo svolgimento dei colloqui".

"Prima di rilasciare l'autorizzazione alle riprese cinematografiche - continua la nota - vengono da sempre richieste alla casa di produzione, e vagliate attentamente, copia della sinossi e della sceneggiatura del film, con particolare riguardo alle scene da ambientarsi all'interno dell'istituto penitenziario. Tuttavia, il ministero della Giustizia, in nessuna delle sue articolazioni, ha o può avere competenza nella scelta degli attori dei film che vengono girati in carcere, né ha mai chiesto documentazione sul casting degli interpreti perché si tratterebbe di un'indebita ingerenza.

Sugli attori, così come nei confronti di ogni persona che entri in un istituto penitenziario, vengono soltanto effettuati gli ordinari controlli nel cosiddetto Sistema d'indagine (Sdi). Dal nuovo insediamento, questo ministero non si è mai sottratto a eventuali critiche. Ma queste devono essere sensate e non fini a se stesse, giusto per nutrire la vis polemica di certuni".

"Nulla da dire, se non fosse che a indossare la divisa da poliziotto penitenziario sia stato autorizzato un ex detenuto - afferma il segretario generale del Sappe Donato Capece - è semplicemente scandaloso tutto questo e come sia potuta accadere una cosa del genere lo vogliamo sapere dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, che certo non può autorizzare riprese di docu-film in carcere senza prima avere avuto assicurazioni dalla società produttrice su chi è parte dello staff". Secondo il leader del Sappe, si tratta di un fatto "gravissimo" e "vorremmo - aggiunge - che anche il ministro dell'Interno Matteo Salvini si esprimesse nel merito, perché davvero ci sembra una cosa assurda e vergognosa".

Capece, dunque, ricorda alcuni episodi degli anni passati, quando Adriano Sofri venne invitato a partecipare agli Stati generali dell'esecuzione pena, "incarico rigettato dopo la denuncia e le proteste del Sappe, o - continua il sindacalista - quando un ergastolano fece lezioni a una platea di allievi agenti di Polizia Penitenziaria nella scuola di Cairo Montenotte. Oggi vedo che si continua a calpestare il senso dello Stato e delle Istituzioni, e di quella penitenziaria in particolare. Lo trovo semplicemente sbagliato e offensivo".

 

 

 

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