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Morti di carcere, quel dolore urlato per poche ore che poi sparisce nell'indifferenza

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di Pino Roveredo*

 

Il Piccolo, 11 ottobre 2018

 

Le carceri sono diventate luoghi illegali, dove regna la disumanità. Nel carcere di Trieste è morto un altro detenuto. L'ennesimo. E, come per gli altri lutti, la notizia urlerà per qualche ora, quindi torneremo alle nostre consuetudini e girando la testa chiuderemo il fatto col disbrigo veloce di un "pace all'anima sua".

Poi, nelle periferie dell'indifferenza, girerà il dolore solitario degli affetti, dietro la minima rabbia di chi conosce la situazione e si rammarica per l'ennesima occasione persa, quella di pretendere un rispetto umano anche nei luoghi del castigo.

Anche stavolta non succederà niente, la politica continuerà nella sua guerra alla delinquenza con la convinzione che "più ne richiudiamo e meglio stiamo". Le parole recupero, riabilitazione, attenzione, hanno perso il senso, sono impopolari, non portano voti. E intanto si riempiono le carceri o le scatole murate della vergogna, con l'indecenza del sovraffollamento, dove saltano le regole e la disumanità continua a produrre percorsi a senso unico di una futura delinquenza.

Le celle, per scarsità di risorse e interesse, sono ormai diventati luoghi illegali, dove anche la morte non riesce a scuotere l'uso di una ragione. Il 70% del popolo carcerario ha problemi psichiatrici. Il 75% circa torna a delinquere, ma sembra che tutto questo non sia un problema. C'è tempo e d'altronde resiste ancora lo spazio pulito di un 25% da riempire. Le forze di Polizia sono ridotte all'osso e spesso sono costrette a fare turni massacranti per riempire la sorveglianza, e fino a quando non si sa.

Le educatrici, figure indispensabili, devono affrontare l'impegno con numeri insufficienti e con la desolazione di una forza con non riesce ad affrontare le emergenze. I direttori, per una carenza di personale, continuano a dirigere più istituti a discapito di una concentrazione. Il tutto davanti a un'istituzione che continua a girare le spalle all'emergenza, tagliando risorse, interesse e umanità. Sappiamo benissimo che quello avvenuto ieri a Trieste non sarà l'ultimo suicidio, perciò prepariamoci a rileggere la velocità di altri lutti, dove non sarà obbligatorio l'uso della coscienza.

*Garante dei diritti dei detenuti della Regione Friuli Venezia Giulia

 

 

 



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