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Morcone (Cir): l'Italia cambi atteggiamento, i diritti degli invisibili vengono prima

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di Paolo Lambruschi

 

Avvenire, 16 aprile 2019

 

L'ex capo di gabinetto del Viminale: Roma si faccia carico anche della situazione dei detenuti nei campi. Non è possibile che l'Italia non faccia il proprio dovere con dignità e orgoglio in caso di una nuova emergenza umanitaria in Libia. Tradotto, non si possono chiudere i porti a chi fugge dal conflitto. Mario Morcone, direttore del Cir, Consiglio italiano per i rifugiati, torna a parlare dell'ex "quarta sponda" alla vigilia di un incontro al Cnel previsto oggi.

"La Libia - afferma 1' ex prefetto - ci interessa non solo dal punto di vista economico ma anche politico e umanitario. Abbiamo dei doveri imposti dalla Costituzione, da leggi nazionali e internazionali, una storia e una cultura da rispettare. Siamo un Paese civile e non dobbiamo avere dubbi nel malaugurato caso di una nuova ondata di partenze".

Quanto agli 800mila migranti, tra cui terroristi islamici, che il premier al Serrai descrive come potenzialmente pronti a partire, Morcone, 67enne che fino alla scorsa estate era capo di gabinetto al Viminale, invita alla calma. I numeri e la situazione sul campo vanno presi infatti con le molle perché oggetto di grande prudenza per i rischi di manipolazione e propaganda. E non è possibile continuare a ignorare quanto sta accadendo nelle galere libiche.

"Il Cir lancia un appello perché si aiutino anzitutto i detenuti. Rischiano di perdere anche i servizi essenziali per la sopravvivenza, dei quali abbiamo più volte denunciato l'insufficienza. Ci sono donne e bambini subsahariani imprigionati che rischiano di fare una brutta fine e che non possiamo guardare con cinismo. Ma a questi si aggiungono anche i libici. La popolazione più vulnerabile ha bisogno di servizi essenziali al momento interrotti. Occorre una tregua per tornare a un tavolo negoziale, siamo convinti che la soluzione non passa attraverso il conflitto, bensi attraverso una paziente e tenace trattativa".

Ma per il direttore del Cir anche l'Europa deve fare la sua parte nell'eventualità che la situazione precipiti. Perché questo avvenga, però, il governo deve cambiare strategia. "Penso, e lo dico senza polemiche facendo riferimento alla vicenda della nave Alan Kurdi finita a Malta, che sia meglio cambiare atteggiamento. I tedeschi si erano già detti disponibili ad accogliere i migranti a bordo, è stata l'Italia a tirarsi indietro in una trattativa di redistribuzione. Quindi si fa un passo avanti e si dialoga con chi ci è tradizionalmente amico. Mi riferisco ai governi tedesco, svedese, olandese e agli stessi francesi perché tra chi ci sta avvenga una redistribuzione effettiva delle persone che arrivano".

Ovviamente i partner europei che non aderiscono all'intesa contravvenendo al trattato di Lisbona, ad esempio i Paesi del gruppo di Visegrad, verranno penalizzati successivamente su altri dossier. "Ma il fatto che alcuni Paesi si tirino indietro - avverte Morcone - non può diventare un alibi per non fare nulla e non prendersi le proprie responsabilità.

Avevamo fatto passi avanti in tema di politica migratoria con l'Ue. Sono il primo a riconoscere che ci possono essere stati errori e non si è operato con la rigidità necessaria. Però dopo il 2014 si era costruita una struttura flessibile e intelligente, concertata tra Stato, Regioni e Comuni, il piano nazionale per l'accoglienza. Oggi tutto questo è saltato e la mia preoccupazione è che si torni, in presenza di una pressione migratoria forte, agli anni dell'emergenza Nord Africa".

 

 

 

 

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