Lunedì 22 Aprile 2019
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Molise: la crisi perenne delle carceri molisane

PDF Stampa
Condividi

di Claudio de Luca

 

termolionline.it, 11 aprile 2019

 

Voglio ricordare (a me stesso) che scrivo sui giornali locali dal 1964; ma mi accorgo - solo da qualche tempo - che parliamo sempre dei medesimi problemi, senza che manco uno abbia a risolversi. La cosa mi deprime, soprattutto quando debba occuparmi di geografia carceraria. Per fortuna, poi, mi riprendo, perché posso rilevare che non solo, "in alto loco", non ascoltano me (che sono nessuno), ma che non ci si accorge manco degli alti lai di un Presidente della Repubblica.

Tanti anni fa fu Giorgio Napolitano a definire "ineludibili" gli interventi per superare le criticità del sistema carcerario. Lo scrisse rivolgendosi al Capo del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria in occasione del 193° Anniversario della fondazione del Corpo di Polizia penitenziaria ed a 20 anni dalla riforma che ne innovò l'assetto.

"Mi auguro - disse il Presidente - che si arrivi al più presto a risultati concreti che soddisfino le attuali esigenze del sistema di gestione della pena e rendano meno oneroso il quotidiano svolgimento delle attività demandate alla Polizia Penitenziaria".

Ne parlò Alfano: "Il carcere non deve assolutamente tornare ad essere un'accademia del crimine; perciò è di fondamentale importanza che, al su interno, non sia consentito ad alcuno, di affermare, con intollerabili privilegi o sopraffazioni, il proprio rango criminale". Purtroppo, nelle tre strutture penitenziarie del Molise (Campobasso, Isernia e Larino), a fronte di una capienza regolamentare di 270 detenuti, se ne trovano assiepati 407, di cui 127 stranieri. Lo certifica il 'report' del 31 marzo scorso del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria. Il carcere più affollato è quello di Larino, con 212 detenuti rispetto ai 114 previsti.

Ma anche Campobasso non scherza (164 su 106). Solo Isernia non trasborda (appena 31 ospiti sui 50 di capienza). Alcuni anni fa si era ritenuto di risolvere questo problema di edilità spicciola, attivando prefabbricati da collocare all'interno delle strutture detentive; ma questa iniziativa era ipotizzabile solo nel centro frentano dove gli spazi sono notevoli. Purtroppo il CIPE poteva disporre solo di 200 milioni di euro a fronte del miliardo e mezzo preventivato. Perciò fu interpellata l'Unione europea, nella considerazione che il 30-40% dei detenuti rimane costituito da cittadini del vecchio continente o addirittura da extracomunitari. Dal canto suo, il Commissariato all'edilizia penitenziaria aveva cercato di attivare (2012) almeno 17mila posti-letto; ed il Dap, per cogliere l'obiettivo, aveva meditato di puntare su padiglioni da situare nei cortili delle carceri costruite di recente. Soluzione vantaggiosa, economica e possibile solo per Larino; ma una serie, da duecento posti l'uno, sarebbe venuta a costare - all'epoca - intorno ai 10 milioni di euro. In un primo tempo, si era pensato che il Molise potesse rimanere escluso da questa operazione di rinfoltimento della ricettività. Poi si appreso che, tra l'Abruzzo e la 20.a regione, l'incremento (già coperto dal punto di vista finanziario) sarebbe stato di 200 posti.

Ma molte delle risorse disponibili, dovevano essere destinate alla ristrutturazione di carceri obsolete come quella di via Cavour a Campobasso. E di vecchie ce n'è tante in Italia, visto che 1 su 5 risale ad un periodo che va dal 1200 al 1500, e che sono sottoposte a vincoli architettonici che fanno lievitare sensibilmente gli stanziamenti. In sostanza le esigenze molisane sono soprattutto legate a quelle rappresentate a Larino dal carcere di contrada Monte Arcano, al cui interno esistono vasti cortili ritenuti per l'appunto atti ad ospitare numerosi padiglioni.

A suo tempo la struttura frentana nacque per detenere 180 persone; ma, puntualmente, si deborda da questo numero e la Casa di reclusione viene a ritrovarsi in uno stato di perenne collasso. Infine, la situazione si fa critica soprattutto per la presenza dei tanti cittadini stranieri. Per questi ultimi non è facile identificare un domicilio, a meno che non si tratti di luoghi pubblici o di luoghi privati che si occupino formalmente della cura e dell'assistenza. Attività che oggi si è sbiadita notevolmente per l'affievolirsi della presenza di quelli che, un tempo, erano numerosi centri di accoglienza. Cosicché la concessione degli arresti domiciliari non è possibile per i delinquenti abituali e per chi stia scontando una pena per avere commesso reati gravi o di forte allarme sociale.

 

 

 

 

06

 

06


06

 

 06

 

 

murati_vivi

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it