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Moby Prince, per la prima volta si indaga per strage

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di Marco Gasperetti

 

Corriere della Sera, 11 aprile 2019

 

Livorno, i familiari: "Così cade il rischio della prescrizione". Ieri il corteo a 28 anni dalla tragedia. Si continua a indagare sul Moby Prince. E stavolta per strage. A 28 anni esatti dalla sciagura del traghetto della Navarma (140 morti e un solo superstite) la Procura di Livorno, diretta da Ettore Squillace Greco, ha ipotizzato per la prima volta il reato più terribile ma anche più atteso dai familiari delle vittime.

La notizia ha scosso Livorno nel giorno delle cerimonie di commemorazione delle vittime. Nel porto toscano, la notte del io aprile 1991, la nave era salpata per raggiungere Olbia, poco dopo si era scontrata con la petroliera Agip Abruzzo ed era stata divorata dalle fiamme. "E stata una strage e dunque, come ha riconosciuto la Procura, si può ancora indagare perché non è prevista per questo reato la prescrizione", commenta Carlo Alberto Melis Costa, legale dei familiari delle vittime. Lunedì scorso l'avvocato ha depositato un esposto nel quale s'ipotizza non solo un dolo eventuale ma anche diretto sulle responsabilità della tragedia.

Nella denuncia si parla anche di un'esplosione di gas prima della collisione all'interno della nave accertata dalle analisi dei periti. E ancora si legge che "resta singolare la circostanza che la Moby Prince fosse l'unica nave assicurata dall'armatore per danni da terrorismo".

La nuova inchiesta della Procura livornese, che arriva dopo tre processi e un'altra inchiesta poi archiviata senza colpevoli e infine una decisiva della commissione parlamentare, pare si stia concentrando su presunte gravi omissioni nei soccorsi (con una ipotizzata sottovalutazione della sciagura da parte dell'allora comandante della capitaneria di porto) e su eventuali carenze nelle dotazioni interne della nave.

Si parla di un sistema antincendio disattivato, mancanza di maschere antigas, di tentativi di manomissioni dopo la sciagura al timone e soprattutto di un colossale depistaggio. Che ha spinto i familiari delle vittime a presentare un secondo esposto, stavolta alla Procura di Roma, ipotizzando persino un tentativo di bloccare la commissione parlamentare d'inchiesta con false testimonianze e prove a discolpa inesistenti.

Sempre ieri i familiari delle vittime hanno annunciato di aver avviato una causa civile contro lo Stato "perché ritenuto responsabile, attraverso le sue articolazioni periferiche, delle morti a bordo del Moby Prince" per non aver garantito la sicurezza. "Saranno citati in giudizio i ministeri delle Infrastrutture e dei trasporti, della Difesa e la presidenza del Consiglio", ha spiegato l'avvocato Paola Bernardo.

 

 

 

 

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