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Misure cautelari, niente domiciliari se la prognosi non è positiva

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di Francesco Machina Grifeo

 

Il Sole 24 Ore, 14 marzo 2019

 

Corte di cassazione - Sentenza 13 marzo 2019 n. 10947. Una prognosi negativa sul rispetto della misura cautelare degli arresti domiciliari giustifica il carcere preventivo. Con questa motivazione la Corte di cassazione, sentenza 10947di oggi, segnalata per il "Massimario", mediante l'apposita indicazione sul frontespizio, ha rigettato il ricorso di un trentenne albanese coinvolto in una indagine per traffico di stupefacenti - cocaina e hashish - in connessione con "organizzazioni criminali di alto livello".

Per la Suprema Corte infatti "l'inadeguatezza degli arresti domiciliari" può scattare "quando elementi specifici in relazione alla personalità del soggetto inducano a ritenere che quest'ultimo possa essere propenso a violare prescrizioni della cautela impostagli". Per esempio "disubbidendo all'ordine di non allontanarsi dal domicilio". Una valutazione, aggiunge la sentenza, che va fatta "soppesando, nella loro globalità, sia gli elementi inerenti alla gravità ed alle circostanze del fatto e sia quelli inerenti alla personalità del prevenuto". Nulla da fare dunque per il ricorrente che aveva lamentato l'assenza di elementi reali nelle mani della Procura per giustificare la dedotta prognosi negativa.

Il Tribunale, infatti, ha ritenuto - "congruamente" e "logicamente", secondo la Cassazione - l'assenza "di alcun elemento concreto che potesse fondare una prognosi positiva di rispetto degli ambiti di libertà connaturati a misure meno afflittive, che avrebbero frustrato del tutto le ravvisate esigenze cautelari". In particolare, prosegue la decisione, il Collegio cautelare ha rimarcato le seguenti circostanze: "l'assenza di una capacità di autocontrollo attraverso la scelta di uno stile di vita dedito ai facili guadagni attraverso il commercio della droga"; "la possibilità di eludere ogni sorveglianza per il contatto con organizzazioni criminali di alto livello tali da procurare cocaina con principio attivo puro complessivo pari a 2481 dosi medie droganti nonché hashish pari a 370 dosi medie droganti". Ma nel giudizio negativo sono rientrate anche "le modalità della condotta connotate da particolare astuzia nella custodia dello stupefacente e nell'utilizzo di mezzo di comunicazione non intercettabile", il riferimento è a un telefonino definito di "nuova generazione". Per finire con "l'atteggiamento furbesco e sleale tenuto innanzi alle forze dell'ordine in sede di perquisizione".

 

 

 

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