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Milano: tavolini, letti, sedie. Il design al servizio dei carcerati

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di Chiara Marsilli

 

Corriere del Trentino, 14 aprile 2019

 

A San Vittore il prototipo. "Rieducazione, lavoro e socialità: il nostro sogno". Solo nel 2018 nelle carceri italiane i suicidi sono stati 63, un numero che non si vedeva da otto anni e Trento si è aggiudicato un triste primato: l'ultimo detenuto che si tolta la vita in cella a dicembre è stato nella casa circondariale cittadina.

Sovraffollamento, isolamento, la difficoltà di mantenere rapporti con le famiglie e di vivere in una situazione dignitosa il periodo di privazione della libertà sono le ragioni di questa tragedia. I dati dell'associazione Antigone parlano chiaro, le carceri in Italia sono in costante emergenza con 60 mila detenuti, 9.500 in più della capienza ufficiale. Si calcola che servirebbe un miliardo per uscire dalla crisi, ammodernare le strutture esistenti e costruirne di nuove.

Nell'attesa dell'intervento della politica, qualcuno ha deciso di studiare e progettare qualcosa che potrebbe migliorare le case circondariali, a beneficio del processo di riabilitazione del detenuto. Un gruppo di architetti e designer ha infatti dato vita al progetto Stanze Sospese e dopo una serie di incontri con gruppi di carcerati ha realizzato mobili pensati per facilitare l'uscita dall'isolamento, fisico e mentale. Nelle celle di nove metri quadrati (a volte anche meno) letti, tavolo, sedie diventano infatti un lusso.

Ora questi mobili essenziali, di plastica riciclata, sono installati in una cella di San Vittore, all'interno di un braccio inutilizzato. Un prototipo che Stanze Sospese vorrebbe trasformare in realtà ed è stato oggetto di un sopralluogo nei giorni della Design Week di Milano. Nel team anche la giovane trentina Giulia Menestrina, ventinove anni quest'anno. "Stanze Sospese nasce dalla consapevolezza che lo spazio in cui si vive determina la qualità della vita stessa - spiega Menestrina - Molti detenuti italiani scontano la pena in celle di nove metri che ospitano almeno tre persone e sono dotate di mobili che non rispettano le normative in termini di spazio vitale e sicurezza. Per questo in molte celle i detenuti "lungo-stanziali" si sono ingegnati costruendo

La cella-pilota Stanze Sospese ha progettato gli arredamenti creati con i tappi delle bottiglie riciclati e li ha installati in un braccio chiuso di San Vittore. A sinistra, le sedie che si trasformano in un tavolino mensole con scatole di cartone o porta carta igienica con pacchetti di sigarette vuoti". Il team è andato alla scoperta di quello che può essere utile per la vita quotidiana in condizioni di detenzione incontrando, appunto, i carcerati.

Architetti e designer si sono quindi confrontati per capire come trovare un equilibrio tra norme, esigenze dei detenuti e alcune delicate questioni morali. "Sappiamo di lavorare anche per persone che hanno commesso reati gravi - continua - L'etica e la legge italiana prevedono che una persona possa sbagliare, essere punito per i propri errori ma non per questo perdere il diritto alla propria dignità. Trattare in maniera inumana chi sta già scontando una pena non solo non permette di migliorare, ma peggiora ulteriormente la situazione".

Il punto di equilibrio è stato trovato nella progettazione di arredi essenziali ma funzionali. C'è la sedia "faccia a faccia", accostandone due si forma un tavolino da usare come un mini spazio per le relazioni: mangiare guardandosi negli occhi, condividere un libro, giocare a scacchi, o semplicemente parlare. Tutto è realizzato con un materiale plastico riciclato dai rifiuti di uso comune, principalmente tappi di bottiglie. Un processo rinominato "dal rifiuto al riuso": "Una metafora della possibilità di riabilitazione e ritorno alla vita civile della persona carcerata".

Nei giorni scorsi, a un gruppo di persone è stato permesso di accedere alla cella-pilota di San Vittore. Superati i rigidi controlli di sicurezza, i visitatori sono entrati nel quarto braccio della struttura, da anni inutilizzato perché da ristrutturare, dove hanno trovato spazio un letto a castello, due sedie e alcuni armadietti per oggetti personali e di uso comune. Alle pareti, le sbarre diventano luoghi in cui riporre i libri, appendere utensili o vestiti. Ma non c'è solo la cella-prototipo di San Vittore. Stanze Sospese si è confrontato anche con l'Istituto milanese per detenute con figli minori, e proprio per le mamme e i bimbi sono stati realizzati uno "sgabello gioco" e una sedia che si adatta alle diverse fasi di crescita del bambino.

 

 

 

 

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