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Milano: "Pugni chiusi" a Bollate, un progetto e un film

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di Valentina Stella

 

Il Dubbio, 1 dicembre 2018

 

"Sveglia tutte le mattine alle 4.30. Venticinque chilometri di strada per andar a lavorare. Ore a guidare il camion della nettezza urbana. Un pranzo veloce e poi in carcere a Bollate (ndr, che da ieri ha un sito rinnovato carceredibollate.it). Incontro i nostri ragazzi, gli insegno a tenere la guardia alta, gli insegno perché il pugilato mi ha salvato. Far del volontariato mi fa star bene. Mi fa sentire utile e parte attiva della società. Dietro ad ogni pugile e ad ogni detenuto ci sono le persone e la cosa che hanno in comune tutte le persone, è la capacità di sbagliare. Questo è Pugni Chiusi".

Parliamo di un progetto pugilistico nato nel 2016, rivolto ai reclusi ospiti nel carcere milanese, nato da una idea, o meglio un sogno, di Mirko Chiari che così ha raccontato la sua giornata tipo: prima netturbino, poi insegnante di boxe ai detenuti. Dal 2016 si svolgono tre allenamenti a settimana, di un'ora ciascuno, per i carcerati - oggi in 20 sono coinvolti nel progetto - durante tre giorni fissi alla settimana, lunedì mercoledì e venerdì dalle 17 alle 19. Provengono dai quattro dei sette reparti presenti al carcere di Bollate, circa la metà hanno un'età compresa tra 19 e i 30 anni.

"C'è anche qualche anzianotto di 51 anni che si difende molto bene", scrive Mirko. "Parlare di pugilato è sempre difficoltoso, parlarne in termini di crescita umana e professionale ancora peggio - spiega Mirko, con cui collaborano anche il maestro Bruno Meloni e Valeria Imbrogno campionessa Mondiale Wbc, già nota alle cronache per essere stata la compagna di Dj Fabo, soprattutto quando devi raccontare a chi non ha mai preso uno schiaffo il perché la boxe può aiutare molte persone". Dopo due anni di attività costante ora Mirko sta per coronare il suo sogno: preparare i detenuti più meritevoli, sia sotto l'aspetto sportivo che di condotta, a combattere all'interno del penitenziario contro pugili esterni, liberi.

Ma vorrebbe che questa storia che narra come lo "sport possa essere una grande leva emotiva per riemergere e costruire un nuovo futuro" venisse raccontata a tante persone. L'iniziativa è stata raccolta dal film maker Alessandro Best che, dopo un periodo di studi presso la New York Film Academy, è tornato in Italia dove tuttora vive, lavora, avendo fondato una casa di produzione indipendente. "Mi sono chiesto - racconta Alessandro - come faccio a non raccontare la storia di un sognatore come Mirko, che affronta la complicata burocrazia e i pregiudizi?".

Così nasce l'idea di un documentario che ha l'obiettivo di mettere in contrapposizione la vita sportiva e sociale di un pugile detenuto con quella di un pugile "libero". Tracciare un percorso emotivo che racconti le diverse sfaccettature di carattere personale e come queste si evolvano quotidianamente grazie allo sport, sia in un contesto di detenzione che in un contesto di vita ordinaria. Attraverso interviste a i tre istruttori, la direzione carceraria, ad diversi detenuti, alle loro famiglie e ad alcuni pugili "liberi" verrà costruita la narrazione che ha l'obiettivo di raccontare come lo sport posso plasmare le persone, e come la loro condizione di libertà o reclusione possa risultare sia un beneficio che un ostacolo".

Infinity-Rti Mediaset ha creduto in questo progetto dando la possibilità di accedere ad un fondo di 5000 euro per produrre questo documentario. La condizione perché Infinity eroghi questo budget è che attraverso una raccolta di donazioni si riesca a raggiungere un importo di 5.000 euro. Quindi adesso tocca a tutti noi dare corpo e voce al sogno di Mirko e di Alessandro attraverso delle piccole o grandi donazioni. La pagina da consultare è: www. produzionidalbasso.com/project/pugni- chiusi. Si ha tempo fino al 24 gennaio.

 

 

 



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