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Milano: morto il serial killer Marco Bergamo, fatale un'infezione polmonare

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di Valentina Leone


Corriere del Trentino, 18 ottobre 2017

 

Detenuto nel carcere di Bollate, aveva 51 anni. Uccise cinque donne tra il 1985 e il 1992. Un killer efferato, condannato a quattro ergastoli e ulteriori trent'anni di carcere per l'omicidio di cinque donne. Nei giorni scorsi, però, Marco Bergamo è deceduto in ospedale a seguito di un'infezione polmonare.

Il pluriomicida aveva 51 anni, e lo scorso anno era stato trasferito nel carcere di Bollate, una struttura "a custodia attenuata" e che prevede dunque una detenzione meno afflittiva. Dieci giorni fa il direttore dell'istituto aveva però dovuto disporre il ricovero d'urgenza in ospedale a seguito dell'infezione sopraggiunta: il pluriomicida è poi andato in coma, non risvegliandosi mai più.

Sono cinque le donne che Bergamo ha assassinato nell'arco di sette anni: Marcella Casagrande, all'età di 15 anni, la sua più giovane vittima; Anna Maria Cipolletti, 41 anni, Renate Rauch, 24 anni, Renate Troger, di appena 18 anni e infine Marika Zorzi, uccisa a 19 anni. Bergamo venne arrestato il 6 agosto del 1992, poche ore dopo l'assassinio di Marika Zorzi e nel giorno del suo 26esimo compleanno, ma il primo omicidio, quello di Marcella Casagrande, si consumò nel 1985. L'uomo fu poi processato in Corte d'Assise a Bolzano e venne condannato in via definitiva a quattro ergastoli e trent'anni di reclusione. Dopo alcuni anni nel carcere di Rebibbia, Bergamo fu poi trasferito a Opera, a Milano e, infine, recentemente, nell'istituto di Bollate.

Nel 2010 il killer usufruì per la prima volta di un permesso premio di poche ore, mentre proprio lo scorso anno si tornò a parlare insistentemente dell'ipotesi della semilibertà, in quanto il legale dell'uomo, Gianluca Pammolli del foro di Roma, ne aveva depositato richiesta proprio lo scorso anno, puntando a rintracciare una comunità in cui l'uomo potesse svolgere delle attività in orario diurno, lavorando per alcune ore al giorno.

Uno dei protagonisti di quegli anni di indagini serrate per scovare il serial killer, e di terrore per la comunità bolzanina, è il magistrato Guido Rispoli, attualmente Procuratore capo a Campobasso e allora sostituto procuratore in forze a Bolzano, che come pm coordinò le indagini per incastrale il pluriomicida. "Il nostro sistema costituzionale prevede che il carcere debba tendere al recupero di chi viene condannato, ma va detto - spiega Rispoli - che nel suo caso si era capito che l'origine profonda dei suoi omicidi era da ricercare in una sua sfera personale, e dunque i margini di recupero erano decisamente stretti. La giustizia ha fatto il suo dovere condannandolo e tenendolo in carcere, ma per il resto, rispetto alla sua situazione psichica, si è potuto agire poco".

Negli anni in cui commise gli efferati delitti, Bergamo svolgeva il lavoro di carpentiere e saldatore in una ditta del capoluogo. Fu dopo l'assassinio di Zorzi che il killer, messo alle strette dagli inquirenti, decise di confessare. Anche perché nella sua auto vennero trovati indumenti ancora sporchi di sangue e gli stessi documenti d'identità della giovane. Nell'abitazione dell'uomo furono inoltre trovati altri indumenti ancora intrisi di sangue. Nei giorni successivi, Bergamo confessò anche l'omicidio di Marcella Casagrande, uccisa con venti coltellate nella sua casa di via Visitazione.

 

 

 

 

 

 

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