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Milano: Cappellano Beccaria "il sistema punitivo coercitivo non cambia le persone"

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agensir.it, 10 marzo 2019

 

Quella delle carceri è "certamente una situazione preoccupante; se dev'essere un luogo rieducativo certe situazioni non si spiegano proprio". Lo ha affermato oggi pomeriggio don Claudio Burgio, cappellano del carcere minorile Cesare Beccaria di Milano, in uno dei 12 workshop su dignità umana, sfida europea e questione ambientale ai quali è stata dedicata la sessione pomeridiana della seconda giornata della VII edizione della Scuola di formazione per studenti promossa dal Movimento studenti di Azione Cattolica (Msac) a Montesilvano.

Don Burgio ha parlato di "carceri strapiene" e di come "a volte si usa il carcere per risolvere altri problemi sociali, come nel caso di persone che fanno uso di droga". "In celle sovraffollate - ha ammonito - vuoi che ci sia cura? E se non si cura, la recidiva è elevata".

Accennando alle "tante storie drammatiche" tra i detenuti, il cappellano ha evidenziato che "il carcere è indispensabile in una fase cautelare ma pensare che possa restituire alla società persone trasformate o guarite è un'illusione".

"Si parla di giustizia riparativa, di giustizia riconciliativa ma in Italia - ha ammonito - siamo ancora in regima di giustizia retributiva". Invece, "il perdono e la riconciliazione cambiano le persone mentre il sistema punitivo coercitivo non cambia le persone".

Don Burgio si è detto favorevole alla giustizia riconciliativa "non per mitigare le pene o per buonismo ma per avere persone restituite alla propria dignità e che non tornano a fare del male ma possono fare del bene. È nel nostro interesse migliorare la situazione delle carceri".

Don Burgio si è anche chiesto: "perché la Messa alla Prova, attualmente prevista solo per i minorenni, non può essere un sistema per educare un maggiorenne?".

"Più del 75% dei ragazzi che hanno vissuto la Messa alla Prova - ha osservato - non sono tornati a delinquere". Il cappellano si è anche soffermato sui "pestaggi in carcere di cui nessuno, neppure il detenuto, parla. Sono casi che esistono e che vanno denunciati".

 

 

 

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