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Migranti. Decreto sicurezza, ecco una "via d'uscita" per i Sindaci che lo contestano

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Redattore Sociale, 9 gennaio 2019

 

Due avvocate dell'Asgi hanno trovato il modo con cui i comuni possono continuare a rilasciare la carta d'identità ai richiedenti asilo: visto che il permesso di soggiorno non è più un documento valido per chiedere la residenza anagrafica, se ne possono presentare altri, come l'identificazione effettuata dalla Questura dopo lo sbarco.

Come in una partita a scacchi, può essere la mossa che ribalta la situazione. E se verrà adottata dai sindaci "ribelli" al decreto sicurezza, toccherà al Ministero dimostrare che sbagliano. Secondo due avvocate esperti di immigrazione, Daniela Consoli e Nazzarena Zorzella, i sindaci, infatti, possono continuare a rilasciare la carta d'identità ai richiedenti asilo. Nel pieno rispetto della legge, anche del decreto sicurezza.

In un loro articolo sul sito dell'Asgi (Associazione studi giuridici sull'immigrazione) spiegano infatti che l'articolo 13 del decreto sicurezza (convertito dal Parlamento nella legge 132 del 2018) "non pone alcun esplicito divieto, ma si limita ad escludere che la particolare tipologia di permesso di soggiorno" che hanno in mano i richiedenti asilo "possa essere documento utile per formalizzare la domanda di residenza". È il documento in sé, quindi, a non essere più valido, ma il richiedente asilo ha comunque diritto ad essere iscritto nell'anagrafe del Comune in cui risiede. Bisogna vedere allora se il richiedente asilo può esibire un altro documento, alternativo al permesso di soggiorno.

Può sembrare un'interpretazione azzardata, ma le avvocate Consoli e Zorzella ne sono convinte. Anche perché se il decreto sicurezza avesse tolto il diritto all'iscrizione anagrafica ai richiedenti asilo, sarebbe stato "in palese contrasto non solo con una serie di norme gerarchicamente superiori - scrivono -, ma con gli stessi principi generali in materia di immigrazione che trattano di iscrizioni anagrafiche e che non sono stati modificati dal cosiddetto decreto sicurezza. In particolare, si veda l'art. 6, comma 7, d.lgs 286/1998, secondo il quale le 'iscrizioni e variazioni anagrafiche dello straniero regolarmente soggiornante sono effettuate alle medesime condizioni dei cittadini italiani'".

Resta però il problema di quale documento alternativo il richiedente asilo possa presentare in Comune. Dato che nel decreto sicurezza non c'è scritto, "è compito dell'interprete procedere, colmando la lacuna e risalendo alla funzione che nell'ambito del diritto/dovere alla residenza anagrafica svolge l'esibizione del permesso di soggiorno". In particolare, secondo le avvocate Consoli e Zorzella, il permesso di soggiorno ha solo il compito di dimostrare che l'immigrato è presente in Italia regolarmente. Quindi "gli interpreti e gli ufficiali di Governo dovranno chiedersi, nel silenzio del legislatore, quale documento possa, invece del permesso di soggiorno, assolvere alla funzione voluta dalla legge".

Ed è qui che c'è la pedina che permette ai Sindaci di giocare la loro mossa. "Per i richiedenti la protezione internazionale la regolarità del soggiorno, più che dal permesso di soggiorno che teoricamente potrebbero anche non ritirare o ottenere in ritardo come spesso accade, è comprovata dall'avvio del procedimento volto al riconoscimento della fondatezza della pretesa di protezione e quindi dalla compilazione del cd. "modello C3", e/o dalla identificazione effettuata dalla questura nell'occasione. L'uno o entrambi i documenti certificano la regolarità del soggiorno in Italia, assolvendo perfettamente alle condizioni previste dalla legge per l'iscrizione anagrafica.

Il tutto in linea, e comunque non in contraddizione, con la modifica legislativa di cui si discute. Ecco, pertanto, che le nuove disposizioni di cui al dl 113/2018 in materia di iscrizione anagrafica del (solo) richiedente asilo possono essere interpretate con effetto di non impedire detta iscrizione". Quindi gli uffici anagrafe dei Comuni possono rilasciare la carta d'identità al richiedente asilo: è sufficiente che quest'ultimo presenti il "modello C3" o il documento con cui la Questura ha accertato la sua identità.

 

 

 

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