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Migranti. Caso Mered, per i giudici di Roma nessun errore di persona

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La Repubblica, 19 gennaio 2017


Per il tribunale del riesame è il boss della tratta di esseri umani Mered Medhanie Yedhego, i legali dell'africano, detenuto a Palermo, avevano chiesto l'annullamento della misura cautelare emessa dalla procura della Capitale. Non ci sarebbe alcun errore di persona nell'indagine dei Pm di Palermo che ha portato all'estradizione dal Sudan di un eritreo accusato di essere tra i capi di una delle principali organizzazioni criminali che gestiscono la tratta dei migranti tra l'Africa e l'Italia.
Il Tribunale del Riesame di Roma ha confermato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per Mered Medhanie Yedhego, detto "il generale", detenuto nel carcere palermitano di Pagliarelli e considerato uno dei capi di una organizzazione che gestisce la tratta dei migranti tra l'Africa e l'Italia. Yedhego è stato arrestato in Sudan il 24 maggio scorso ed estradato in Italia il 7 giugno scorso su mandato della Procura di Palermo. Il difensore dell'indagato detenuto, l'avvocato Michele Calantropo, aveva presentato opposizione al provvedimento del gip di Roma affermando, tra le altre cose, l'errore di persona e lo scambio di identità. In carcere ci sarebbe - è la tesi difensiva - un falegname eritreo, Mered Tasmafarian, rifugiato in Sudan.
I giudici del Riesame hanno confermato la custodia in carcere per il pericolo di fuga oltre che per il concreto rischio di reiterazione del reato ed inquinamento delle prove. Mentre per quanto riguarda l'identità il collegio presieduto da Maria Sabina Vigna sostiene: "In attesa di ulteriori approfondimenti investigativi, occorre valorizzare gli elementi che, anche sotto il profilo della esatta identità dell'arrestato, assurgono a gravi indizi e consentono di potere ritenere che - si legge nel provvedimento di 14 pagine - il soggetto tratto in arresto in Sudan ed estradato in Italia, sia l'indagato Mered".
Sul punto "occorre sottolineare in primo luogo - osservano i giudici - che il soggetto è stato localizzato ed individuato all'esito di una complessa attività di intelligence tra le autorità britanniche, di concerto con l'autorità italiana e la polizia e la magistratura sudanese". Il Riesame inoltre richiama le considerazioni espresse dai pm presso il Tribunale di Palermo (l'indagine è stata dei sostituti Calogero Ferrara e Claudio Camilleri e coordinata dal procuratore capo Francesco Lo Voi), "ove il Mered è indagato del medesimo reato".
Dell'indagine della procura di Roma a carico di Yehdego si è saputo direttamente nel corso del processo a Palermo, il 19 dicembre scorso, quando il legale ha depositato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per una indagine sulla tratta risalente al 2015 in cui è coinvolto "il generale" e altri esponenti di una "cellula romana" che gestiva i migranti giunti nella Capitale.
Sul trafficante di esseri umani Mered Yehdego la Procura di Palermo guidata da Francesco Lo Voi ha lavorato incessantemente. E continua a farlo mentre è in corso il processo dinanzi alla IV sezione penale. Proprio ieri i pm Calogero Ferrara e Claudio Camilleri hanno sentito come teste Atta Weharabi, il primo "pentito" che usufruisce dei benefici concessi per chi collabora con la giustizia.
Per questa ragione, a dicembre scorso, le indagini - condotte dal Nucleo Speciale di intervento di Roma del Comando generale della Guardia Costiera e coordinata dal pm romano Carlo La Speranza - e le dichiarazioni di un eritreo detenuto a Rebibbia avevano creato un certo "malumore" al palazzo di giustizia palermitano.
Il pm capitolino infatti ha interrogato un eritreo, il 3 giugno 2015, che ha ammesso: "Conosco solo Medhane... giunto nel 2014 nella sua mezhra Tripoli mi reclutò e mi diede l'incarico di compilare e confrontare le liste (dei migranti, ndr)". Un incrocio - anzi un groviglio - di verbali di due Procure che indagano sulla stessa persona, raggiungendo risultati per certi aspetti diversi. Roma che asseriva che Mered Medhanie Yehdego - "il generale" - il re dei trafficanti di esseri umani che gestisce la tratta di esseri umani tra Libia e Italia - sia quello raffigurato nelle fotografie reperite su "fonti open source".
La seconda, quella di Palermo, invece, che "il generale" lo sta processando dopo che il 7 giugno è stato estradato in Italia dal Sudan. Al di là della foto - sostengono i pm siciliani - la persona detenuta è "il generale". Un punto oggi ristabilito dal Tribunale del Riesame della Capitale.

 

 

 

 

 

 

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