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Messico. Città del Messico, al "Reclusorio Norte" il lavoro allena la libertà

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di Marco Belli

 

gnewsonline.it, 11 aprile 2019

 

"Preparándome para mi libertad". È la scritta impressa sulla maglietta di un detenuto lavorante nel laboratorio tessile avviato da un'azienda che ha portato un segmento della sua produzione nel carcere messicano di Reclusorio Norte. E in questa autodeterminazione, semplice e diretta - di cui racconta molto non tanto il dichiarato obiettivo finale della libertà quanto quella consapevolezza della necessaria preparazione per raggiungere tale meta - è racchiusa la significativa esperienza di questo carcere.

Area periferica di Città del Messico. Abbiamo parlato con Enrique Serrano Flores, direttore del Reclusorio Norte, istituto penitenziario grande quanto una piccola città: poco meno di 7.200 detenuti, fra i quali anche molti stranieri, colombiani, venezuelani, cubani, statunitensi. E poi anche cinque cittadini dell'Unione Europea, un arabo e persino un cinese, che godono di un trattamento diverso dagli altri, anche come camera di pernottamento. Il senso di tale moltitudine lo dà il numero dei colloqui: 1.200 circa al giorno, che possono protrarsi fino a 4 ore in caso di visita intima e in 5-6 ore in presenza di figli, soprattutto per i detenuti più meritevoli.

A sorvegliare la numerosa popolazione carceraria 440 poliziotti che si alternano su 3 turni lavorativi da 120 unità ciascuna e un circuito di videosorveglianza capillare, con 240 telecamere perfettamente funzionanti. Il comandante fa spallucce a chi gli chiede quanto possa essere difficile governare un istituto del genere. E a una precisa domanda sul numero di eventi critici che si verificano risponde serafico: pochi (due i suicidi registrati lo scorso anno), soprattutto grazie a programmi di prevenzione e a trattamenti individuali e di gruppo. E, probabilmente, grazie anche a una simile regolamentazione delle visite. Dei detenuti presenti, il 25% circa è in attesa di giudizio e il 40% dei condannati deve scontare una pena al massimo di un anno: sarebbero un immenso serbatoio al quale attingere, sussurra il coordinatore nazionale della task-force italiana sul lavoro di pubblica utilità...

Sono 2.000 i detenuti che lavorano o si formano in questo carcere, che offre enormi spazi lavorativi sia per le imprese sia per l'autoimpiego. E lo fanno secondo lo spirito di quella frase stampata sulle loro magliette. Tante le attività lavorative, formative, sportive e sanitarie avviate, così come i programmi speciali per alcol e tossicodipendenti. Tutte rivolte al medesimo scopo: rinvigorire il corpo e la mente di queste persone, preparando il loro recupero attraverso la riconsiderazione degli errori fatti, la presentazione di nuove opportunità e l'illustrazione delle modalità per usufruire di benefici o sconti di pena. Il tutto, evidentemente, anche nell'ottica di minimizzare i rischi.

 

 

 

 

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