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Mercanti di armi nel mondo in guerra, America first

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di Luciano Bertozzi

 

Il Manifesto, 17 marzo 2019

 

Il Sipri: gli Usa si confermano al primo posto nella classifica dei venditori, con il 36% del totale nel periodo 2014-18. Gli Usa si confermano al primo posto nella classifica mondiale dei venditori di armi, con il 36% del totale nel periodo 2014-18, i suoi principali clienti sono nell'ordine: Arabia Saudita, Australia ed Emirati Arabi Uniti.

lo ha reso noto il Sipri, prestigioso istituto svedese di ricerche sulla pace. Seguono la Russia con il 21% che ha esportato principalmente in Egitto, India ed Algeria; la Francia, con il 7% del totale, che ha esportato soprattutto in Egitto, India ed Arabia Saudita; la Germania con il 6,4% e la Cina con il 5,2%. Al sesto posto si posiziona il Regno Unito con il 4,2%, che vende soprattutto ad Arabia Saudita, Oman e all' Indonesia. Rispetto al passato va registrato un notevole incremento delle vendite statunitensi, il calo di quelle della Russia e una forte crescita delle esportazioni francesi.

In questa poco lusinghiera classifica l'Italia è collocata al nono posto con il 2,3 % del totale, i maggiori acquirenti delle armi italiane sono: Turchia, Algeria ed Israele. Nonostante la normativa italiana in materia sia molto rigorosa, l'elenco è preoccupante: la Turchia da tempo combatte i curdi, sia nel Paese che in Siria, mentre Israele da sempre occupa militarmente i Territori palestinesi.

I dati del Sipri evidenziano un crescita a livello mondiale (+8% rispetto al periodo 2009-13 e +23% rispetto al periodo 2004-08). Ad ogni modo la crescita è trainata dalla spesa dei Paesi del Medio Oriente che hanno quasi raddoppiato le importazioni, mentre tutte le altre Regioni del Pianeta le hanno ridotte. Ciò è dovuto all'Arabia Saudita, il primo importatore mondiale che ha triplicato gli acquisti, così come l'Egitto che si colloca al terzo posto, dopo l'India. Anche l'Iraq, all'ottavo posto ha più che raddoppiato gli acquisti; il Qatar al 14° posto li ha triplicati come l'Oman, al 18° posto. Israele ha moltiplicato gli acquisti per 3,5 volte. In controtendenza, invece, gli Emirati Arabi, al settimo posto, che hanno leggermente ridotto la spesa.

Trump del resto, è riuscito ad ottenere dall'Arabia Saudita un mega contratto, firmato nel maggio 2017, per un ammontare di 110 miliardi di dollari. Tutta benzina per alimentare i vari conflitti nell'area. Come si vede i Paesi belligeranti o retti da dittature sono ai primi posti fra i clienti dell'industria militare e così tante armi non serviranno, presumibilmente, per essere schierate in parate di regime, ma per creare nuove tensioni e moltiplicare lutti e rovine, per lo più fra la popolazione civile e per rendere ancora più difficile una soluzione diplomatica.

Da segnalare la Grecia al 28° posto fra i Paesi importatori, nonostante la cura draconiana imposta dall'Unione Europea e dalle istituzioni finanziarie internazionali, che compra armi principalmente dalla Germania! Sarebbe il caso di imporre oltre al tetto al rapporto deficit/PIL, anche un drastico ridimensionamento delle spese militari. In tempi di recessione meglio non mettere in discussione l'industria militare, come fa il Governo Giallo-verde, perché crea occupazione e quindi anche consenso elettorale. Ma c'è chi si oppone a questa linea.

Ad esempio il Parlamento Europeo e il Senato statunitense si sono espressi per il blocco delle vendite di armi all'Arabia Saudita, in guerra nello Yemen e anche la Germania ha assunto una posizione simile. Il Ministro degli esteri di Berlino ha ribadito il divieto ad esportare armi al Regno arabo, ciò ha creato molta apprensione a Londra, visto che l'inglese BAE, ha firmato un contratto miliardario per la fornitura di aerei Eurofighter. Va posta la necessità della riconversione verso il civile.

 

 

 

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