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Mazzetta Capitale: mafia no, "sistema di assegnazione" dei bandi sì

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di Ilaria Sacchettoni

 

Corriere della Sera, 18 ottobre 2017

 

Corruzione, non mafia. Spartizione politica, non intimidazione. Il mondo di mezzo è, per i giudici della X sezione penale, il malaffare diffuso di una città logorata ma non condizionata, infiltrata ma non sottomessa. Mirko Coratti, Daniele Ozzimo, Luca Gramazio e Giordano Tredicine, protagonisti bipartisan di Mafia Capitale, sono corrotti e non, per così dire, picciotti: "I fatti accertati - scrive la presidente Rosaria Ianniello - denotano dunque non già una imposta da Buzzi grazie alla costituzione di un'associazione mafiosa ma l'esistenza di un diffuso sistema di assegnazione delle gare pubbliche secondo criteri di spartizione politica, realizzati attraverso il sistematico ricorso a gare truccate destinate a garantire la spartizione".

Sono queste le motivazioni alla base di una condanna pesante che ha visto infliggere a Salvatore Buzzi 19 anni di carcere (ed esultare per avere evitato l'aggravante mafiosa) e 20 anni all'ex Nar Massimo Carminati, trasfigurato dall'"alone di inafferrabilità" che lo accompagna. Un criminale di provata militanza che però non può essere definito uomo d'onore.

Non si può parlare di criminalità organizzata, secondo i Consigliere giudici, bensì di "sostanziale e gravissimo inquinamento dei rapporti fra politica e imprenditoria". In questo senso si "giustifica il sentire comune che attribuisce a tale sistema di potere una complessiva "mafiosità" intesa, appunto, fra virgolette. Un modo di dire non una presenza reale.

In assenza di "scorrerie" armate restano i traffici al tavolo di coordinamento per i rifugiati del superburocrate Luca Odevaine che approfitta di un disorientamento istituzionale per passare informazioni agli imprenditori amici ("Il dato che emerge da tutte le deposizioni - scrive la Ianniello - è che vi era un'emergenza umanitaria continua che lo Stato Italiano era impreparato ad affrontare". O la stagione di Franco Panzironi, prezzolato tesoriere della Nuova Italia di Gianni Alemanno.

Ma la sfida repressiva al malaffare romano non è nel 416 bis, scrivono i giudici, ritenendo "estensive" della normativa antimafia le interpretazioni fornite dalla procura. E come tali spettanti solo al legislatore. A Roma, secondo il tribunale che ha depositato in tempi record le motivazioni, esistono due diverse associazioni criminali: la prima specializzata in estorsioni e usura e collegata al famoso benzinaio Eni di Corso Francia (Roberto Lacopo) e l'altra, rappresentata da Buzzi, leader nell'infiltrare la pubblica amministrazione. Diversamente da quanto sostenuto dalla procura i due gruppi agiscono parallelamente e indipendentemente, considerato anche che le coop preesistono a Lacopo e ai suoi metodi.

Scrive il tribunale : "Non è dunque possibile affermare che il "nucleo Buzzi" abbia conosciuto, condiviso e recepito i metodi praticati presso il distributore di Corso Francia per il recupero dei crediti". Più che di mafia si trattava di mazzette. Sono ben 12 i colpi esplosi dalla pistola dell'avvocato Francesco Palumbo, indagato per omicidio volontario, che domenica dopo aver sorpreso tre ladri nell'abitazione del padre in via Palermo, a Latina, ha fatto fuoco uccidendone uno, Domenico Bardi, 41enne di Napoli.

La polizia scientifica ha recuperato 11 bossoli, ma nel caricatore c'erano 13 proiettili. Due hanno ucciso Bardi, colpito alla schiena e morto nel giardino della palazzina, accanto alla scala dalla quale il quarantenne è precipitato dopo essere stato colpito. La famiglia ha nominato un suo consulente. Torna a colpire la banda di rapinatori di Rolex. Questa volta a essere stato preso di mira è un professionista che tre banditi in sella a due scooter hanno atteso e minacciato davanti al cancello della sua abitazione in viale della Tecnica.

La vittima è stata costretta a consegnare un orologio del valore di alcune migliaia di euro. I tre potrebbero aver messo a segno altri colpi. Scoprono sui social network chi a piazza Re di Roma, alla vigilia degli esami di maturità, aveva staccato un manifesto di Lotta Studentesca, movimento di estrema destra legato a Forza Nuova, li rintracciano e li picchiano davanti ai loro amici. Per la spedizione punitiva del giugno scorso durante la quale due giovani erano stati aggrediti nei pressi della fermata della metropolitana, altri due ragazzi sono stati identificati dalla Digos e dal commissariato San Giovanni: il gip ha stabilito per loro l'obbligo di firma.

 

 

 

 

 

 

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