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Mafia Capitale?

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di Riccardo Arena

 

ilpost.it, 14 settembre 2018

 

1. Il metodo. Serve un approccio laico alla vicenda. Quasi distaccato. Mentre non serve una guerra di religione disancorata dalla realtà. Serve il coraggio, o meglio il senso di realtà, di capire che oggi i reati associativi, oltre a essere gravi, sono soprattutto tutti uguali. Mafiosi o non. Mentre non serve mantenere il dogma del 416 bis come male assoluto. E questo perché, tranne casi eccezionali, la Mafia di oggi non è più quella di 30 anni fa e opera diversamente rispetto a 30 anni fa. Ecco. Più utile è capire che oggi noi continuiamo a combattere i nuovi fenomeni "mafiosi" con la stessa arma che è vecchia e spuntata.

2. Il merito. Mafia o non mafia, l'elemento centrale della sentenza di ieri è la prova di un fatto gravissimo e del tutto nuovo. Ovvero che sotto la giunta Alemanno avevamo un sistema politico corrotto non da un imprenditore, ma avevamo un sistema politico corrotto dalla malavita. Anzi. Dal dispositivo della sentenza sembra di capire che nel sistema comunale romano di allora era entrata la malavita. Un fenomeno questo nuovo, orribile e inaccettabile, anche a prescindere dalla mafiosità.

3. Il Paradosso. Carminati in primo grado è stato condannato a 20 anni per associazione a delinquere semplice, mentre in Appello la sua pena è stata ridotta a 14 anni e mezzo anche se è stato riconosciuto colpevole di un reato più grave, come l'associazione delinquere di stampo mafioso. Domando: ma se il fatto grave e importante era provare l'esistenza di un metodo mafioso a Roma, perché la pena è stata ridotta? E ancora: come fa un cittadino comune a orientarsi dinanzi a certe risposte della Giustizia?

 

 

 



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