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L'onore di una persona, l'onore di un giornale, l'onore di vent'anni di un'esperienza come Ristretti

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di Ornella Favero

 

Ristretti Orizzonti, 19 giugno 2017

 

Lettera aperta al Gazzettino.

 

Alla cortese attenzione del Direttore del Gazzettino
Alla cortese attenzione del Capo Redattore di Padova del Gazzettino
Alla cortese attenzione di Luca Ingegneri
Alla cortese attenzione di Marco Aldighieri


Mi chiamo Ornella Favero, suppongo che mi conosciate per il trattamento che mi avete riservato sul vostro giornale. Mi sembra strano e antico parlare di "onore", però c'è un pensiero fisso che ho, che mi costringe in questi giorni a parlare di onore: sono quasi sollevata che i miei genitori non siano più vivi, perché ci soffrirei troppo a vederli leggere certe miserie che riguardano me e le cose che faccio, di cui sono stati sempre fieri.

Sono anch'io giornalista, anch'io, come voi, sono obbligata ad aggiornarmi, e a fare quella formazione che prevede una parte strettamente dedicata alla deontologia professionale. Certo, non pretendo di insegnarvi il mestiere, solo mi piacerebbe capire che cos'è, per voi, la deontologia professionale. Per esempio, se una fonte non meglio precisata vi dice che il tale detenuto è un "pupillo di Ornella Favero", è professionale pubblicare questa velina carceraria senza scrivere chi vi ha dato questa "notizia"? è professionale non telefonare a Ornella Favero, che ben conoscete, e non chiedere anche a lei che cosa pensa di questa definizione?

È professionale scrivere "Guida è il secondo detenuto che viene trasferito d'urgenza dopo aver approfittato dei benefici concessi a chi fa parte della redazione di Ristretti Orizzonti per gestire l'attività di spaccio o i contatti con il mondo esterno via telefono" e non chiedere, non dico a me, ma al Direttore del carcere per esempio, se è vero che i detenuti della redazione godono di particolari benefici? È come se, dopo la condanna di alcuni agenti di Polizia penitenziaria per spaccio e traffico di telefonini, purtroppo avvenuta di recente a Padova, io scrivessi: "Negli uffici della Polizia penitenziaria le condizioni erano particolarmente favorevoli per gestire un traffico di tal genere".

Una miserevole semplificazione, così come è misera la vostra trasformazione di una redazione seria e impegnata come quella di Ristretti Orizzonti in un covo di approfittatori. Le persone che sbagliano ci sono persino fra le forze dell'Ordine, tanto più ci sono fra chi ha vissuto per anni in ambienti malavitosi, non mi aspetto che diventino improvvisamente dei bravi cittadini, mi aspetto che ci provino, so che potranno avere ricadute e ritorni indietro, ma continuo la mia battaglia perché queste persone provino a capire che l'onestà paga. Anche se fatico a insegnarglielo, con certi esempi che vedo nella "società libera".
In un altro articolo scrivete "In tre anni sequestrati 130 cellulari", ma che cosa pensate, che questi cellulari siano stati sequestrati tutti alla redazione di Ristretti Orizzonti? O non piuttosto un po' dappertutto, come succede in tante carceri italiane e non (cercate su Google "Carcere e cellulari", queste le prime notizie "Carcere di Marassi, sequestrati droga e telefoni cellulari in cella", "Rebibbia, droga e cellulari in carcere: sei arresti", "Usavano il cellulare in carcere, scatta il blitz nelle celle a Cassino", "Cellulari nel carcere di Santa Maria Maggiore a Venezia", "In cella col cellulare: la preoccupante scoperta nel Carcere di Velletri", e potrei andare avanti all'infinito)?
È professionale poi scrivere, per calcare la mano, "Telefonava dalla cella, camorrista trasferito" e non verificare se Luigi Guida, il "camorrista trasferito", è stato davvero condannato per reati di criminalità organizzata? Informatevi, non è così, Guida non è un camorrista, e siccome un giornalista dovrebbe amare la precisione, quella precisione la dovrebbe usare anche verso i delinquenti, dando il nome giusto ai loro reati. Non sono reati di camorra quelli di Guida, e non è un bell'esempio di professionalità "colorare" la cronaca nera per renderla più appetibile.
Quanto all'inchiesta sull'ex direttore Pirruccio, scrive il vostro giornale: "Pirruccio secondo l'accusa avrebbe autonomamente declassificato truci malviventi in detenuti comuni (...) Con l'aggravante di aver agito sotto pressione della cooperativa Ristretti e della Giotto".
"Ma per l'impianto accusatorio l'ex direttore Pirruccio quel declassamento di una dozzina di detenuti lo ha effettuato, incappando nel reato di falso in atto pubblico, per fare rimanere i reclusi nel carcere di Padova a proseguire il loro lavoro all'interno della cooperativa Giotto e di Ristretti Orizzonti". Anche qui, nessuna verifica, nessuna curiosità di andare a vedere davvero come stanno le cose. Vi dò allora una mano: nessun direttore può declassificare un detenuto, la competenza in materia ce l'ha il Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria (DAP). Quindi, nessun recluso è stato declassificato da Pirruccio su pressione "delle cooperative" (a proposito, Ristretti Orizzonti non è una cooperativa, e i detenuti al suo interno fanno, come me, solo volontariato ), e più in generale i cinque detenuti dell'Alta Sicurezza che fanno parte di Ristretti NON sono stati declassificati, né da Pirruccio, cosa impossibile, né dal DAP.
Ma questa volta VI PREGO di verificare le mie affermazioni facendo quella telefonata al DAP, che avreste dovuto fare ben prima, e poi ne riparliamo. O almeno così spero, spero di poterne riparlare, spero che abbiate il coraggio di dimostrare ai "truci malviventi" della mia redazione che voi, giornalisti onesti, sapete fare il vostro mestiere, e pure ammettere di avere scritto delle inesattezze, delle semplificazioni, delle falsità anche. Altrimenti mi rendete molto difficile il mio lavoro, che è quello di insegnare a chi ha infranto le regole a credere nelle Istituzioni, a rispettare chi amministra la Giustizia, a rispettare anche chi si occupa di informare su questi temi.
A proposito, volete vedere i danni di una informazione imprecisa e superficiale? Nelle dichiarazioni di voto sul Decreto per la riforma del codice penale, di procedura penale e dell'O.P., il deputato del M5S Vittorio Ferraresi ha dichiarato: "E arrivano queste notizie molto gravi: il 17 maggio, l'ex direttore del carcere di Padova indagato per falso: classificava mafiosi e spacciatori come detenuti comuni, assolutamente condizionato dall'associazione "Ristretti Orizzonti" e una cooperativa. Questa è l'indagine che è partita. Ancora: due detenuti vicini alla camorra gestivano nel carcere uno spaccio di droga e comunicavano con telefoni cellulari; sono due detenuti che avevano fatto parte proprio della squadra di questi "Ristretti Orizzonti", la stessa squadra con cui il Ministro della Giustizia Orlando ha appena siglato un accordo per il volontariato nelle carceri".

Ribadisco che l'ex Direttore della Casa di reclusione di Padova non ha classificato né declassificato nessuno, e quanto al Ministro della Giustizia, non ha siglato nessun accordo, un accordo è stato siglato tra il Dipartimento della Giustizia minorile e di Comunità e la Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia, una "squadra" di circa 10.000 volontari di cui io, Ornella Favero, sono presidente. La cattiva informazione fa scuola, e la politica impara in fretta.

 

 

 

 

 

 

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