Martedì 28 Febbraio 2017
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Lombardia: uno sciopero della fame per la salute dei detenuti

PDF Stampa
Condividi

di Riccardo Magi* e Michele Capano**

 

Il Dubbio, 6 novembre 2016

 

Il radicale Lucio Bertè chiede l'attuazione della delibera della giunta regionale lombarda. "Senectus ipsa est morbus" scriveva Seneca ma potremmo estendere questa riflessione, che riguarda la vecchiaia, alla detenzione: ogni detenuto è, per ciò stesso, un malato. E non c'è bisogno di particolare chiose per una considerazione tanto amara quanto profondamente autentica.
Ci sono, poi, le "altre" malattie, che alla detenzione si aggiungono, e che da sempre rappresentano terreno di iniziativa e lotta per i Radicali, che pongono la dignità delle condizioni di vita carceraria al centro di un impegno quarantennale.
C'è un radicale in Lombardia, Lucio Bertè, che da cinquanta giorni è in sciopero della fame per chiedere alla Giunta Regionale, e all'assessore al Welfare Giulio Gallera, una delibera che attui quanto già previsto in questa materia dal Consiglio Regionale.
La questione è semplice: a oggi risultano inattuate due mozioni approvate all'unanimità, nel 2011 in Comune e nel 2013 (ciò che è rilevante dal punto di vista delle competenze istituzionali) dal Consiglio regionale, per mettere la persona del detenuto, la sua salute e la salubrità degli ambienti in cui vive, al centro delle ispezioni semestrali da parte delle Asl nelle carceri lombarde, previste dall'ordinamento penitenziario.
Lucio Bertè, già consigliere regionale in Lombardia per la Lista Bonino, ha intrapreso per questo una azione nonviolenta affinché sia dato seguito a quanto stabilito: l'equipe ispettiva deve essere resa operante, deve rilevare le condizioni di salute di ogni detenuto, deve aggiornare le cartelle cliniche digitali e deve misurare i parametri di abitabilità delle celle in rapporto agli occupanti e alle loro patologie. E poi, quel che è cruciale: ogni detenuto dovrà poter disporre dei dati ufficiali che lo riguardano, anche in relazione a possibili ricorsi alla Corte Europea dei Diritti dell' Uomo per la violazione dell'articolo 3, che proibisce trattamenti inumani e degradanti a danno delle persone ristrette.
Trentacinque anni sono passati dall'istituzione del Servizio Sanitario Nazionale (1978), che sciaguratamente "escludeva" i detenuti, affidati alle cure dalla "sanità carceraria" (governata dal ministero della Giustizia) dal novero dei cittadini immaginati come fruitori, in condizioni di parità di accesso, del servizio. Ma diciassette anni sono passati da quando (1999) l'enclave medicina penitenziaria è stata - sulla carta - abolita, inaugurando un percorso che solo nel 2008 (con un decreto della presidenza del Consiglio dei ministri) ha effettivamente posto i cittadini detenuti, nel rapporto con l'assistenza sanitaria, "sullo stesso piano" dei cittadini liberi, con il passaggio della competenza al ministero della Salute, e la "conquista culturale" per cui nessuna esigenza di "sicurezza" o "giustizia" può interferire con le valutazioni circa i trattamenti sanitari e le terapie cui si abbia accesso.
Ma il digiuno di Lucio Bertè, che il 30 novembre ha incassato anche l'adesione della Camera Penale di Milano, da cinquanta giorni si scontra con la sordità della Giunta regionale e dell'assessore Gallera, incapaci di prendere atto ? a tre anni di distanza ? di una scelta di civiltà che la Regione, con la delibera citata del Consiglio regionale, ha già compiuto.
Bertè scrive che il completamento di questo percorso, e l'operatività delle ispezioni con la diffusione dei dati, evocherebbe "la grande tradizione giuridica lombarda, quella di Cesare Beccaria, di Pietro e di Alessandro Verri, dell'Illuminismo lombardo, che ha fatto scuola in tutta Europa e che è nel dna dei lombardi". All'assessore Gallera la parola, perché, accogliendo i cinquanta giorni di digiuno di Bertè, dimostri che quella Lombardia non è solo una pagina dei libri di storia, ma esiste ancora nelle istituzioni che la rappresentano.

 

*segretario di Radicali Italiani
**tesoriere di Radicali Italiani

 

 

 

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it