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Lo spirito europeo e la lezione austriaca: il nemico non è imbattibile

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di Paolo Lepri

 

Corriere della Sera, 5 dicembre 2016

 

"Indipendente" è la parola magica che ci consente di leggere il risultato delle presidenziali austriache in una prospettiva utile anche per il futuro. Senza naturalmente sottovalutare il fatto che la sconfitta del candidato di estrema destra Norbert Hofer (espressione di un partito nazional-liberale, la Fpö, fondato da ex sostenitori del nazismo) evita di portare nuove tensioni in un'Europa che ha bisogno di tutto meno che di venire ferita da oscuri ritorni al passato.
La leadership bruxellese, spesso distratta, sarebbe stata costretta a scelte difficili e non avrebbe probabilmente avuto altra scelta che voltare la testa dall'altra parte. Alexander Van der Bellen non era un candidato "di bandiera". Ha lasciato da tempo la guida dei Verdi e ha affrontato ieri il suo rivale contando solo sulla credibilità delle sue idee e soprattutto su una "visione del mondo". Meno organici ancora i suoi legami con il partito socialdemocratico, che sta tentando di rallentare un declino inesorabile dopo aver incarnato per decenni la governabilità austriaca.
Una vittoria di Hofer avrebbe tra l'altro finito per spazzare via, con esiti incerti, la stanca grande coalizione che vede insieme gli eredi di Bruno Kreisky e i popolari. La caratteristica del neopresidente, settantaduenne professore universitario "figlio di rifugiati" (il padre e la madre fuggirono dall'Estonia all'inizio degli anni Quaranta), è proprio la sua "differenza".
Attorno al nome di Van der Bellen ha ripreso vita uno "spirito comunitario" che non è ancora definitivamente dissolto. Questa è la lezione austriaca: il progetto europeo può battere anche altrove i suoi nemici a due condizioni. La prima è saper rispondere efficacemente alle preoccupazioni legittime che dominano l'esistenza dei cittadini. La seconda è quella di sconfiggere la vecchiaia della politica. Non è un fatto di anagrafe, ma di mentalità.

 

 

 

 

 

 

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