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L'Italia esporta il 41 bis in Albania

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di Damiano Aliprandi

 

Il Dubbio, 5 febbraio 2019

 

Le nostre autorità giudiziarie hanno collaborato con i colleghi albanesi. Il carcere duro arriva anche in Albania, graze alla collaborazione tra le autorità giudiziarie dei due paesi. Il ministro della Giustizia albanese Etilda Gjoni ha annunciato che domani applicheranno per la prima volta il carcere duro. Il regime, ispirato alla lotta contro la mafia in Italia, mira a rafforzare la sicurezza delle carceri, a combattere la criminalità organizzata e la corruzione, attraverso il totale isolamento dei detenuti pericolosi, per impedire la loro comunicazione con le organizzazioni criminali.

Oggi, in Albania, 270 detenuti e imputati sono ristretti in speciali sezioni di carceri di massima sicurezza e in detenzione preventiva per crimini legati a organizzazioni terroristiche e mafiose o omicidi. Ma non basta. Il ministro della Giustizia albanese ha spiegato che applicare questa nuova misura è "indispensabile" perché servirà per bloccare alcune persone che continuano con la loro attività criminale all'interno delle carceri del paese.

"La lotta contro il crimine, in particolare contro il crimine organizzato, è una priorità indiscussa per il governo albanese e vogliamo estenderlo anche al sistema carcerario", ha sottolineato il ministro Gjonaj.

Il nuovo regime è stato approvato dal Parlamento con un emendamento, ispirato all'articolo 41- bis del sistema carcerario italiano, introdotto nel 1992 dopo gli omicidi dei giudici Paolo Borsellino e Giovanni Falcone commessi dalla mafia. La procura antimafia e altre organizzazioni specializzate italiane ha collaborato con l'Albania nell'elaborazione di questa norma e continueranno a sostenerla per la sua attuazione.

Il procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero de Raho, durante l'incontro a Tirana, ha dichiarato che una misura del genere porterà all'indebolimento delle reti criminali e al contempo servirà come una dimostrazione di cambiamento per i cittadini, i quali potrebbero iniziare a fidarsi di più delle loro istituzioni.

"Interrompere il contatto tra i boss delle organizzazioni criminali e le loro persone fuori dal carcere, così come seguire le tracce di "denaro sporco", rappresentano le formule più efficaci nella lotta alla criminalità organizzata. Entrambe queste misure sono essenziali per l'Albania", ha affermato Cafiero de Raho. Il capo dell'antimafia, inoltre, ha spiegato che i gruppi albanesi sono specializzati nel traffico di narcotraffici, garantendo grandi quantità di denaro che - secondo molti studi - vengono reinvestiti principalmente nel Paese delle Aquile.

Ma cosa prevede il nuovo regime duro albanese? L'elenco dei crimini per i quali una persona può essere sottoposta a queste rigide restrizioni della sua libertà ammonta a 22, tra cui la formazione e la partecipazione a organizzazioni mafiose, la propaganda e il finanziamento di tali attività, così come il rapimento di persone o aerei con scopi terroristici. I detenuti potranno fare un colloquio con le loro famiglie solo una volta al mese, senza avere un contatto fisico diretto con loro e mentre la conversazione viene registrata.

Inoltre, potranno effettuare una chiamata solo ogni mese, con una durata massima di 10 minuti, che verrà anche registrata. Le telecamere saranno una costante in questo regime, in quanto i detenuti sono stati monitorati 24 ore al giorno. Altre restrizioni sono il divieto di ricevere libri e trasportare oggetti personali come penne, diari o denaro. In poche parole, parliamo dell'esatta fotocopia del nostro 41 bis, già stigmatizzato da vari organismi internazionali che si occupano dei diritti umani. L'Italia ha fatto scuola.

 

 

 

 

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