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Legittima difesa, ottimo il riequilibrio tra ladro e vittima

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di Bruno Ferraro*

 

Libero, 17 aprile 2019

 

Da un'indagine Istat del 2018 il tema della sicurezza è al primo posto nelle preoccupazioni degli italiani, con una percentuale del 60,2% legata ai furti in abitazione. D'altro canto, è opinione diffusa quella di pensare che il nostro Paese è infarcito di regole alle quali spesso non corrispondono le sanzioni previste, che però non spaventano i malfattori dal delinquere.

Chi reagisce, difendendosi, rischia di passare dalla parte del torto esponendosi al rischio di dover risarcire il danno subito dal delinquente o dai suoi prossimi congiunti ed eredi. Nel confronto tra le due posizioni, non sembra accettabile il principio che chi aggredisce rischia molto meno rispetto all'aggredito.

È in tale contesto che è andato ad inserirsi il discorso sulla legittima difesa, iniziato da una parte politica, salito nella sensibilità dell'opinione pubblica, e approdato a marzo alla nuova normativa. La norma precedente risaliva al codice Rocco emanato durante il regime fascista, norma difesa da soggetti e movimenti della cui ispirazione "progressista" non è lecito dubitare: così l'Anm, con l'unica eccezione di Magistratura indipendente, che ha operato una invasione di campo del potere giudiziario nella sfera riservata al potere esecutivo ed al Parlamento; così l'unione delle Camere penali (gli avvocati) che hanno difeso la discrezionalità dei magistrati; così quanti hanno ipotizzato una corsa degli italiani all'acquisto di armi o adombrato dubbi di legittimità costituzionale.

Ma in che misura la nuova norma si distacca dalla precedente? La legittima difesa opera anche quando l'aggressore non impugni un'arma ma minacci di usarla e/o nel caso di grave turbamento. L'inasprimento delle pene per chi si introduce nell'altrui casa o azienda è più che giustificato per la maggiore pericolosità dell'autore del fatto rispetto a chi ruba per strada o con diverse modalità. 11 turbamento è in re ipsa ma, per essere efficace, dovrà essere grave.

Che la legittima difesa sia sempre presunta e non una mera scriminante di cui l'aggredito deve dare dimostrazione risponde ad una esigenza di riequilibrio e si fa carico del principio secondo cui è l'accusa a dover dimostrare la responsabilità e non la difesa a dimostrare la propria innocenza. Non sarà più ammessa la costituzione di parte civile per i familiari dell'aggressore, misura necessaria se si vuole evitare che al danno segua la beffa.

Certo, non siamo di fronte ad una sconvolgente rivoluzione, ma solo al tentativo di riaffermare alcuni diritti e di riequilibrare il rapporto tra chi offende e chi si difende, tra accusa e difesa: fermo restando che sarà sempre compito dei giudici applicare la nuova normativa con saggezza, prudenza e attenzione ai profili dei casi sottoposti alla loro decisione.

*Presidente Aggiunto Onorario Corte di Cassazione

 

 

 

 

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