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Lecce: l'ergastolano in fuga si nascondeva nel suo paese, aiutato da insospettabili

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di Angela Balenzano

 

Corriere della Sera, 10 gennaio 2016

 

Perrone preso 63 giorni dopo essere scappato dall'ospedale di Lecce: era armato e con il colpo in canna. Si nascondeva nel suo paese. Gli inquirenti: "Era diventato un idolo, su Facebook facevano il tifo per lui".

La sua era stata un'evasione da film. Nell'ospedale di Lecce dove era stato accompagnato per un esame endoscopico aveva disarmato un agente della polizia penitenziaria, ferito tre persone ed era riuscito a dileguarsi in pochi minuti. La sua cattura è stata invece il frutto di un lungo lavoro di intelligence ma lui, Fabio Perrone, ergastolano di 42 anni, legato alla Sacra Corona Unita e conosciuto come "Triglietta", era pronto a fuggire ancora.

Perché all'alba di ieri quando è stato arrestato aveva una pistola con il colpo in canna, munizioni e cinquemila euro in contanti. Ai poliziotti della squadra mobile di Lecce e agli agenti della penitenziaria che l'hanno sorpreso in un'abitazione a Trepuzzi (suo paese di origine nel Salento) sarcasticamente ha detto: "Volendo potevo scappare pure adesso". Ora è rinchiuso nel carcere di Lecce in una cella di isolamento.

Con l'accusa di favoreggiamento è stato arrestato anche Stefano Renna, 32 anni, titolare di un bar, che gli avrebbe offerto protezione. Dal giorno dell'evasione, il 6 novembre scorso, Perrone avrebbe contato sull'aiuto "non solo di pregiudicati ma anche di insospettabili" dicono gli investigatori. L'ergastolano era in fuga da 63 giorni e a Trepuzzi, il suo paese, "era diventato un idolo con apprezzamenti anche su Facebook" ha spiegato Sabrina Manzone, dirigente della squadra mobile di Lecce che ha guidato le indagini.

Sin dai giorni successivi all'evasione, Perrone era rimasto nascosto in zona ma alle 5.45 di ieri in una palazzina a due piani a Trepuzzi è scattato il blitz. Quando la polizia ha fatto irruzione nell'appartamento dove si nascondeva lui ha tentato la fuga: aveva una pistola e un kalashnikov in spalla quando è stato bloccato sul terrazzo dell'abitazione. "Triglietta sei fritto" ha detto il comandante della polizia penitenziaria del carcere di Lecce, Riccardo Secci, per sciogliere la tensione accumulata in queste settimane di lavoro.

Poi più tardi gli investigatori hanno festeggiato la cattura con un lungo applauso mentre l'arrestato andava via dagli uffici della Questura di Lecce per essere trasferito in carcere. Fabio Perrone è considerato un soggetto molto pericoloso: aveva già scontato una pena a 18 anni di reclusione per attività mafiose legate alla Scu e un'altra condanna all'ergastolo (sette anni dopo) per aver ucciso in un bar un 45enne rom e aver ferito gravemente il figlio di quest'ultimo. Poi lo scorso 6 novembre l'evasione dall'ospedale Vito Fazzi di Lecce: una fuga non pianificata, secondo gli inquirenti.

In quell'occasione Perrone sarebbe rimasto ferito da uno dei colpi sparati dai poliziotti: lo si è scoperto soltanto ieri dopo la cattura. Dopo l'evasione era stata messa in atto una caccia all'uomo che ha visto i poliziotti impegnati giorno e notte. Gli inquirenti sin dall'inizio hanno sempre sospettato che l'uomo non si fosse mai allontanato da Trepuzzi dove era certo di essere aiutato. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando e il capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria Santi Consolo hanno espresso "apprezzamento per il determinante apporto della polizia penitenziaria".

 

 

 

 

 

 

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